L’appuntamento elettorale in Italia, che interessa, con il voto amministrativo del prossimo 28 marzo, le 20 Regioni in cui è politicamente diviso il territorio, oltre ad un certo ridotto numero di Comuni, sta accendendo un clima quanto mai incandescente: tanto incandescente che qualcuno ha espresso seri dubbi sulla tenuta della democrazia e delle sue regole.
Molti fattori concorrono a surriscaldare la vigilia elettorale. Una dura contrapposizione fra il centrodestra ed il centrosinistra, le due anime della politica italiana che, di fatto, coalizzano la maggior parte dell’opinione pubblica; il frequente passaggio di esponenti politici da una coalizione all’altra, molto spesso senza alcuna giustificazione ideologica, con gravi dubbi sulla loro moralità e sulla moralità dell’intero sistema; un clamoroso conflitto di interessi tra il capo della più consistente forza politica, proprietario della maggior parte di testate giornalistiche e televisive oltre che di un impero economico di enorme portata, e la sua straripante presenza al vertice delle istituzioni; una polemica feroce tra il Capo del Governo - che non vuole essere giudicato, ma addirittura nemmeno indagato - e
Ma, ultima goccia che ha fatto traboccare il vaso della polemica elettorale, alcuni infortuni nei quali sono incorsi alcuni rappresentanti dei partiti di governo che, nel presentare le liste elettorali per le varie Regioni, hanno commesso degli errori di una tale ingenuità che qualcuno ha giustamente sospettato che non di errori si sia trattato, ma di giochi interni di potere finalizzati alla eliminazione di candidati non graditi, già inseriti in quelle liste.
A causa di quegli infortuni, comunque, alcune liste importanti a sostegno dei candidati del centrodestra, a Roma ed a Milano, sono state escluse: non certamente per motivi politici, ma solo per errori formali: insufficienza delle firme a sostegno delle liste, ritardo nella presentazione, ecc. Errori burocratici che, ad ogni modo, violano clamorosamente le leggi elettorali e risultano insanabili. E, mentre a Milano il Tribunale Amministrativo Regionale ha riammesso la lista, in un primo tempo esclusa, del Governatore uscente, Formigoni, a Roma il TAR del Lazio, prima e il Consiglio di Stato, dopo, hanno giudicato irreparabili i difetti formali nella presentazione della lista del partito più consistente e hanno rigettato i ricorsi prodotti dai suoi rappresentanti.
Di fronte a quanto è successo, il centrodestra, invece di andare alla ricerca dei responsabili e di punire la loro incapacità, ha tentato, con una reazione di dubbia onestà intellettuale, di recuperare l’elettorato smarrito da queste vicende lanciando oscuri e non provati sospetti sulle forze avversarie, e, quel che è peggio, sui giudici del TAR e del Consiglio di Stato. Si è infatti levato un coro di equivoche lamentele e di ingiustificati sottintesi, cui partecipano tutti i giornali e le televisioni compiacenti e tutti i portavoce più autorevoli del partito di governo, per far credere che ciò che è successo non sia stata la conseguenza di colpevoli errori o - come è più verosimile - di forti lotte interne, ma piuttosto un colpo di mano dei partiti di opposizione ai danni di quelli di governo. E lanciando un simile sospetto, il centrodestra compie un’operazione di marketing politico e pubblicitario che somiglia piuttosto ad un grave aggiotaggio morale.
Questo comportamento non fa che aumentare il dissidio, già aspro, tra maggioranza ed opposizione ed avvelenare il clima elettorale nel quale il popolo italiano non si ritrova più.
Non è consentito, infatti, insinuare oscuri e non provati sospetti su tutto e su tutti, coinvolgendo forze politiche, istituzioni, magistratura e perfino il Capo dello Stato in una girandola di sottintesi, accuse, sospetti! E’ in gioco, un pericoloso gioco, la credibilità del sistema e, con essa, la fiducia dei cittadini.
Con quali risultati?
Com’è ormai evidente da qualche anno, il maggior partito che emergerà dalla urne del prossimo 28 e 29 marzo, in Italia, sarà quello delle astensioni, quello cioè dei cittadini stanchi ed annoiati, che non votano perchè non credono più alla politica ed alla democrazia, ma soprattutto ai suoi attuali rappresentati, di destra, di centro e di sinistra e sperano che qualcuno, un dittatore, un despota, un satrapo, addirittura un tiranno prenda nelle mani il potere e imponga il coprifuoco delle idee e della libertà.
In questo clima e con questi risultati, il rischio dell’Italia è quello di regredire al tempo del fascismo, ancor oggi purtroppo esaltato da gente di memoria corta e di essere espulsa lentamente, ma inesorabilmente, dalla protezione e dalla garanzia dell’Europa.
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Commenti
il suo commento rende merito ad un concetto di democrazia di cui questo paese e questa nazione hanno più che mai bisogno. é mia modeta opinione che oramai ogni commento sulle vicende politiche non possa più essere scevro da una considerazione ancestrale: non sono i simboli e le ideologie che determinano le sorti socio-economiche di una collettività,ma gli uomini che rappresentano quei simboli e quelle ideologie, ed il degrado ormai stratificato della moralità politica è un nefasto paradigma di questo dissesto. Acquaviva è ormai cristallizzata in una sorta di sinistro incantesimo e la verità è che nessuno, destra,sinistra ,centro ed affini, può sentirsi esente da peccati originali. C'è qualcuno che può davvero ergersi sullo scranno della moralità e sentirsi pronto a "scagliare la prima pietra"? Credo proprio di no! Si fa sempre appello ai giovani,quelli che con l'incedere del tempo e delle campagne elettorali invecchiano, e demandano ad altri giovani la speranza di un futuro migliore. Ma la vita non fa sconti e la politica non comprende che quando viene sottratto ai cittadini il diritto a sentirsi orgogliosi di appartenere ad una comunità, il diritto a vedere mutati in opere e servizi il frutto dei propri sacrifici di contribuenti,il diritto a poter regalare ai propri figli una vita migliore,non c'è nulla che possa essere compensato quando il tempo ha sottratto vita ai nostri anni e ci siamo solo cimentati nell'esistere,ma non abbiamo mai potuto VIVERE,perchè la differenza tra i termini è sostanziale.
grazie per il suo commento e per aver concesso al sottoscritto questo contraddittorio .
distinti saluti
settarismo è non ascoltare le ragioni degli altri e non credo sia questo un fatto imputabile ad AcquavivaNet.
Il dott. Signorile ci ha inviato uno scritto: garbato, leggibile e dunque pubblicabile. Nulla vieta a chi non è d'accordo, come in fondo ha fatto lei con questo commento, di inviarci le proprie opinioni che se ugualmente garbate e leggibili verranno pubblicate.
D'altra parte il dott. Signorile ha lanciato un sasso: sta ai lettori giudicare se vi sono ragioni dalla sua parte o se ha del tutto torto.
Se non è democrazia questa!
Grazie, quindi, per il suo contributo.
p.s. non solo un "destroide" nè un simpatizzante politico,ma un cittadino disilluso