Venerdì 25 Maggio 2012
   
Text Size
banner-sondaggio

BILANCIO PARTECIPATO: "CI SI E' MOSSI PER TEMPO?

LETTERA.JPG

  

Si torna a parlare di “bilancio partecipato”, il Sindaco di Acquaviva ha detto che «quest’anno ci si è mossi per tempo …», forse a giustificazione della poco trasparente esperienza dello scorso anno. Fiducioso nei buoni propositi degli amministratori, pongo alcuni interrogativi: “Ci si è mossi per tempo” rispetto a cosa? Dalle parole del Sindaco è chiaro che si riferiva all’approvazione del bilancio economico del Comune, conseguente a questa limitata prospettiva è la domanda: Può esistere un bilancio partecipato senza una ferma, decisa e ben strutturata di democrazia partecipata? Squicciarini nella sua intervista su “Acquavivalive” parla di un territorio diviso in “macro aree” e della costituzione di comitati di cittadini. Ci si chiede ancora: Le macro aree saranno definite in base alla loro posizione geografica o ai bisogni della popolazione? E i comitati saranno individuati e nominati dai partiti politici, oppure dagli abitanti del quartiere o da quei cittadini con eguali bisogni? 

La democrazia partecipata non è facile e non si può inventare ogni anno a scadenza prefissata. E’ una cosa seria che non si può costruire nel giro di poche settimane e soprattutto non si può permettere che il sistema politico la usi come “specchietto per le allodole” o “fiore all’occhiello”, sperando che appassisca nel giro di pochi giorni. I politici non vogliono sentire parlare seriamente di democrazia partecipata, la causa di questo pregiudizio che li porta al massimo a spingersi verso una noiosa sequela di esperienze insignificanti e inefficaci, sta nell’incapacità a ipotizzare il superamento della democrazia liberale rappresentativa. La per niente definita – sino a ora – idea dei comitati delle macro aree territoriali ne è un esempio.

L’intento che vorrei raggiungere con questo contributo rispetto alla democrazia partecipata è quello di dimostrare che essa non è altro che lo sviluppo del sistema democratico liberale rappresentativo. Uno sviluppo che prevede delle correzioni indispensabili che permettano di giungere alla partecipazione e tendere al protagonismo diretto della popolazione. Sarebbe molto interessante tornare a discutere di quelli che sono i pilastri della democrazia liberale costruiti da Lucke, Montesquieu, Mill e altri illustri teorici che operarono qualche secolo fa. Come Centro Studi “Antonio Lucarelli” ci ripromettiamo di farlo con appositi gruppi di studio aperti a quanti vorranno parteciparvi.

Torniamo alla democrazia partecipata che deve voler dire, da un lato riconoscere la democrazia liberale, dall’altro sottoporla anche a una seria critica. Per questo i politici devono dimostrare di essere disposti a confrontarsi nel merito con le proposte e le eventuali critiche. L’esperienza dello scorso anno ad Acquaviva è stata deludente non solo a causa del poco tempo – anche quest’anno il tempo non è tanto visto che si parte da zero – ma soprattutto per l’arrogante chiusura a ogni critica, anche la più costruttiva.

Il prossimo 2 febbraio sarà presentato il secondo esperimento acquavivese di bilancio partecipato, nell’invitare tutti a partecipare all’evento, ritengo un buon punto di partenza conoscere l’opinione – iniziando dal Sindaco e gli amministratori del Comune di Acquaviva – circa quanto J. S. Mill, uno dei padri della democrazia liberale rappresentativa, ha affermato nel suo saggio “Considerazioni sul governo rappresentativo” (editori Riuniti).

«… più salutare è il vantaggio acquisito con la partecipazione, sia pur rara, del cittadino privato alle questioni pubbliche (tutte le questioni N.d.R.). Egli è ivi chiamato a preoccuparsi di interessi che non sono i suoi, ad essere guidato, in caso di pretese in conflitto, da una norma diversa da quella suggerita dalla sua mentalità individualista; a mettere incessantemente in pratica dei principi e delle massime la cui raggion d’essere è il bene pubblico. Ed egli trova in genere al suo fianco, in tale attività, vicinanza che gioverà a fargli maggiormente comprendere gli interessi della collettività e a stimolarne il sentimento. Egli impara a sentire che fa parte di una collettività e che l’interesse pubblico è anche il suo».

Si coglie in queste righe l’importanza formativa della partecipazione di una popolazione alle scelte democratiche di un’amministrazione e al governo della cosa pubblica. Un ruolo formativo che può portare tutta la popolazione a viversi come conquiste le realizzazioni pubbliche per il bene comune. Credo che lo sviluppo, necessario e inevitabile, della democrazia partecipata sia il protagonismo, diretto, costruttivo e autorganizzato della popolazione. Una partecipazione che può crescere divenire protagonismo di autogoverno, quindi l’inizio della realizzazione di quell’antico sogno che è il socialismo in democrazia.

                                                                                                                            

                                                                                                                                 Michele Natale

                                                                                                    Presidente del Centro Studi “Antonio Lucarelli”

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI