
"E' interessante il confronto che Saverio F. Iacobellis intende avviare ( http://www.acquavivanet.it/attualita/2633-invito-ai-lettori-qcome-guardare-al-bene-comuneq.html).
Rispetto al suo pensiero "ho delle differenze ma quello che più mi preoccupa sono i rischi delle illusioni o delle fughe genericamente rivendicative ed estremiste. Il periodo che stiamo attraversando è difficile e carico di pericoli, occorre essere chiari e completi nell’analisi e nelle proposte.
Buon lavoro e buon anno nuovo.
Michele Natale
«Come guardare al “bene comune”?», un interrogativo in partenza giustamente definito «la madre di tutte le domande», però, leggendo il resto scopro una sconcertante proposta: «per far ripartire il concetto di produttività della polis, come monito a un nuovo modo di fare politica partendo dal basso», e ancora, «una o due piattaforme civiche moderate e localiste, a destra come a sinistra, purché unite (chi destra e sinistra? NdA) in valori comuni quali idee sostenibili e sociali …».
Com’è possibile scegliere il “bene comune” con gli strumenti del suo peggiore nemico: la politica. Tentando di nobilitarla con il riferimento alla polis greca e tacendo sul carattere escludente di quest’originaria idea. Erano cittadini solo gli abili a difendere la patria, quindi non le donne, i bambini e i disabili; idea che nella modernità e fino alla contemporaneità e diventata escludere destra o sinistra, comunque una parte della popolazione.
Per fortuna il mondo senza più illusioni nella politica sta andando in tutt'altra direzione. Il cambiamento certamente più durevole e significativo in atto ha preso l’avvio con l’ondata rivoluzionaria in Tunisia sul finire dell’anno scorso per culminare inizialmente nell’agorà rivoluzionaria di piazza Tahrir al Cario. Un’ondata che ha coinvolto e in alcuni casi sconvolto numerosi paesi del mondo arabo e non solo. Anche in Europa lo sconquasso dell’assetto statale e pienamente parte della decadenza del sistema democratico dominante. La bancarotta economica e finanziaria della Grecia e quella prevedibile degli altri Stati, tra cui l’Italia, va oltre il fallimento della moneta unica. Con tutta evidenza quello che stiamo vivendo e la decadenza e la disgregazione dell’assetto di dominio sistemico europeo, che sta affondando senza scialuppa di salvataggio.
La vittoria dei referendum su acqua e nucleare ha dimostrato che chi prende l’iniziativa in prima persona non segue le indicazioni degli apparati politici, spesso le ignorano e le contraddice apertamente, preferendo scegliere in ragione di una spinta umana a vivere meglio. Vi è una progressiva divaricazione tra le esigenze vitali delle persone e la politica che ha una rilevanza in sé, ma che non contiene in quanto tale una soluzione positiva dei problemi. Se non si affermano valori e criteri, principi e progetti complessivamente alternativi alle trappole della politica decadente e alle istituzioni oppressive che la riproducono, è fatale che, nella ricerca caotica e confusa di una strada fuori dai partiti, risorgano illusioni (cui seguiranno fatalmente nuove delusioni) neo-riformiste e neo-democratiche stataliste. In alcuni casi si tratta d’illusioni in buona fede e in atri decisamente no.
In questo quadro si prospetta un futuro prossimo molto movimentato per affermare i bisogni umani essenziali, contro ogni governo che attacca e peggiora le condizioni di vita, con una reattività sociale diffusa e spezzettata, in cui potranno facilmente prevalere giuste e sacrosante proteste e lotte, probabilmente isolate con carattere rivendicativo. Ma tra confusione, disorientamento e disperazione vi è anche il rischio di una torsione resistenziale ed estremista.
A questo punto si pone un serio problema. Sono sufficienti lotte resistenziali, come vorrebbe la sinistra politica e le burocrazie sindacali, oppure serve avviare un percorso differente in cui cominciare ad affermare valori decisivi quali la solidarietà, la cooperazione, l’accoglienza per le sorelle e i fratelli immigrati, alla base di un protagonismo diretto, diffuso e autorganizzato, aprendo una nuova strada fuori dalle logiche politiche, sottraendosi materialmente e moralmente alla bancarotta statale.
L’impegno in prima persona e il protagonismo diffuso sono senza dubbio le condizioni fondamentali su cui costruire una risposta popolare alla bancarotta statale, ma un’autentica alternativa positiva e di vita migliore, di una nuova aggregazione umana e sociale, ispirata dalla ricerca del bene comune fori e contro il sistema dominante, ha bisogno di essere pensata come un percorso di lungo periodo e soprattutto come una sperimentazione di idee e cultura, metodi e programmi alternativi al quadro politico democratico decadente.
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