Quello che segue è un contributo alla discussione in vista della “Adunanza popolare” organizzata dalla “Compagnia delle Arti” per il 6 ottobre p.v.
Ritengo che l’apertura e la disponibilità al confronto con gli acquavivesi che questa iniziativa dimostra debba essere accolta e sostenuta, iniziando con un’ampia partecipazione e sperando nell’inizio di una svolta metodologica autenticamente democratica. Per tale motivo invio agli organizzatori dell’iniziativa e ai giornali telematici locali oltre che a “blob…video” le mie riflessioni circa “l’accorato appello” inviato al Sindaco Squicciarini e altri, dagli aderenti alla Compagnia delle Arti.
IMPORTANTE E INQUIETANTE LEZIONE
La premessa del “accorato appello della Compagnia delle Arti” (pubblicato da AcquavivaNet il 22/09/2011, per saperne di più: http://www.acquavivanet.it/politica/2283-cda-qmozione-compositaq-ultimo-accorato-appello.html ) inizia con un riferimento al “Sistema Italia” e rapidamente giunge ad affermare che «… si professa la macabra apoteosi (pura follia) dell’annullamento, fin nelle sue fondamenta, del “Patto per Acquaviva delle Fonti migliore”…», scelto dall’elettore quale miglior progetto per la città. Le “politiche suicide” (per dirla con le parole “dell’accorato appello”) che hanno condotto “all’annullamento” di quel patto sono da analizzare e capire all’interno del quadro politico complessivo del “Sistema Italia”. La via da seguire per un’analisi critica e costruttiva dell’attuale periodo politico, non può partire se non riflettiamo su ciò che ha significato quel “Sistema Italia” che ha governato e dominato il nostro paese, dalla modernità fino alla contemporaneità.
Oggi la politica ha perso credibilità e di questo risente maggiormente uno dei suoi aspetti connotanti, il patito politico. Eppure, questi, resistono: i partiti storici muoiono e nuovi ne nascono, mentre altri cercano di rinnovarsi o ricostruirsi, nell’insieme però, la grande transizione è iniziata. Il Novecento è stato il secolo dei partiti, durante questo lungo e spesso funesto periodo le tante speranze di un cambiamento radicale della società sono state incanalate e spesso sfigurate nei vicoli accidentati della partitocrazia, di cui fanno parte anche i partiti socialisti, comunisti, rivoluzionari. I partiti del Sistema politico moderno hanno avuto percorsi diversi ma, a ben guardare, questi hanno tracciato una parabola progressivamente degenerativa della politica, in cui anche quella genuina spinta all’alternativa che rappresentavano all’origine si è esaurita nei parametri della politica. D’altra parte i principali intenti dittatoriali del Novecento si sono basati su poderosi e mortalmente efficaci partiti (Partito Nazionale Fascista, Partito Nazista, Partito Comunista dell’Unione Sovietica, Partito Comunista Cinese). Inoltre, il Sistema democratico che ha connaturato la seconda metà del secolo scorso si è basato non solo su questo o quel partito, ma anche sulla democrazia intesa esclusivamente come “dialettica tra i partiti”, facendo di questa idea della democrazia persino la presunta misura della conquistata libertà “antifascista”. Insomma, ad eccezione di alcune dittature esclusivamente militari, i partiti o il “partito unico”, sono stati un tratto comune della democrazia o delle dittature del secolo scorso, una costante questa presente in tutte le diverse forme in cui il dominio di una minoranza ha schiacciato, umiliato e oppresso la maggioranza della popolazione. La democrazia politica alla fine del secondo conflitto mondiale è risultata la forma maggiormente adeguata e utile per lo sviluppo sistemico del dominio di una minoranza, borghese - capitalistica o burocratica - capitalista, che ha individuato il presupposto indispensabile al suo potere nel ruolo dei partiti.
Il Partito è quella parte della società che pretende di rappresentare e determinare il tutto, quindi costituisce un’appartenenza a forme più o meno nette e totali. Il partito politico e quella parte che aspira comunque al potere dello Stato per determinare il tutto della società, cioè, il suo indirizzo e carattere, pretendendo che il suo punto di vista e gli interessi che lo motivano (di classe, di gruppi economici e sociali, religiosi, etnici, ecc.) siano già o possano divenire universali. In questa giungla e come risposta alla crisi della rappresentanza politica, suppongo vada inserita la coraggiosa e – a quanto pare – in crisi esperienza della Compagnia delle Arti. Quello che probabilmente ancora non è chiaro e che proprio nella democrazia politica, intesa come dialettica fra partiti e confronto fra interessi contrapposti, nella logica assolutistica e generale propria dei partiti, stanno le cause del fallimento del “Patto per Acquaviva delle Fonti migliore”. Un’esperienza che di là delle buone e sincere intenzioni di alcuni dei soggetti contraenti il patto aveva un grave vizio; quello di credere realizzabile un progetto nato sulla testa della gente comune e a essa estraneo. Un “Piano …” che nasceva da un accordo politico fra alcuni partiti e un “gruppo di professionisti”, senza la partecipazione attiva e propositiva della gente comune. Un progetto del genere può raccogliere voti ma non potrà mai essere realizzato perché privo di quell’elemento fondamentale per la realizzazione di qualsiasi programma di sviluppo positivo: la forza della gente comune che, in modo cosciente e consapevole ci crede e sceglie di battersi per renderlo concreto.
A questo punto, ritengo importante riflettere su un passaggio significativo “dell’accorato appello” che la Compagnia delle Arti ha rivolto all’attuale maggioranza: la revoca della delega a un membro della Giunta Municipale. Questo avviene per non meglio argomentate “divergenza di metodo nell’attuazione delle proposte programmatiche e il conseguente affievolirsi del rapporto fiduciario”. Divergenze rispetto a proposte programmatiche! Dunque, qualcosa di molto vicino a quel “mancato rispetto del cronoprogramma dovuto a volontà politica (metodo?)”; questo però avrebbe dovuto significare “la fine dell’esperienza amministrativa di Sindaco e Giunta Comunale” non la semplice revoca di un assessore ritenuto scomodo! Quale rapporto fiduciario si sarebbe affievolito quello con i cittadini o quello fra gli apparati politici e di partito? Su quali punti e rispetto a quali critiche si sarebbe infranto il precedente rapporto fiduciario? Questi argomenti sono rimasti gelosamente custoditi nelle segrete dei vari apparati di partito, pronti a farli rimbalzare nelle piazze in occasione della prossima campagna elettorale. Tutto questo è stato già visto, la politica da sempre usa e abusa di questa tattica.
La mia esperienza d’impegno e di vita mi ha fornito una peculiare prova dell’impossibilità di utilizzare i partiti per la trasformazione benefica della vita e della società. Per una parte importante della mia esperienza di persona impegnata ho provato a vivere i contenuti positivi dell’idealità di sinistra, collocandoli nell’ambito della concezione e della pratica di partito. Ho profuso in quell’esperienza un impegno militante nutrito di sincera idealità, una volontà di cambiare radicalmente la società non accettando la subordinazione né al riformismo né all’estremismo violento che ha caratterizzato la fine degli anni Settanta e parte degli Ottanta. Per fortuna quest’impegno l’ho vissuto con lo sguardo rivolto costantemente alle rivoluzioni e alle lotte del passato e del presente. Questo leggere, interpretare e imparare dai cambiamenti reali della società mi hanno permesso di analizzare quella svolta fondamentale che è iniziata con la rivoluzione polacca dell’Ottanta e che ha vissuto una consistente accelerata con la rivoluzione democratica del 1989, contro i regimi dell’Est. E’ da queste esperienze che insieme con alcuni soggetti impegnati alla costruzione di una nuova sinistra, invece di rifugiarci nelle comode stanze delle istituzioni politiche o nelle redazioni dei giornali graditi e gestiti dal potere politico (es. RAI), abbiamo scelto di riprendere l’impegno per cambiare la società nella nuova epoca che con quegli accadimenti cominciava. In quel periodo iniziai ad affrontare le contraddizioni fra il bisogno di cura e di formazione delle forze umane – accompagnata alla ricerca di relazioni fra le persone che fossero coerenti con i fini dell’impegno – e la strumentale prassi intrinseca a un impegno politico partitario. E’ dall’analisi dell’umiliante e mortifero sistema politico, ormai senza più prospettive, che parte il progetto tendente a costruire una società migliore, una sfida di vita verso un’idea socialista e umanista dell’impegno per un cambiamento possibile e necessario.
La decadenza con cui dobbiamo fare i conti è una delle strettoie poste sulla via di questa difficile transizione, per far fronte alla quale è necessario individuare sia gli interstizi fondativi su cui occorre fare leva sia i varchi utili per sfuggire e sottrarsi alla politica, cominciando a vivere diversamente al fine di sollecitare e dare corpo a quella tensione primaria della nostra specie. Quella tensione, da qualche tempo addormentata, che risiede nella tendenza a vivere meglio per il bene comune. Per riscoprire quest’originaria facoltà umana è necessario sottrarsi, sui diversi piani dell’esistenza, coscientemente – cominciare a farlo – e culturalmente, alla disgregazione dell’attuale sistema politico, ponendo le basi per la costruzione di altri ambiti relazionali basati sulla scelta della ricerca di migliorare l’esistenza umana. Per favorire questa ricerca, sottrattiva rispetto al sistema politico (ormai agonizzante), occorre lanciare una forte parola d’ordine: “EMERGERE IN COMUNE”. Un emergere che deve scaturire dalla spinta a migliorarsi e che deve provare a sperimentare – qui e ora – quei presupposti di crescita e di sviluppo verso la soddisfazione e realizzazione di una scelta di auto emancipazione.
Rispetto a questo “Sistema Italia” che governa il nostro Paese, ritengo che la “Premessa” del “Patto …” sia da considerare una classica “indicazione pre-elettorale”, specchietto per le allodole finalizzato a “catturare” voti, altra cosa dalle scelte amministrative successive. Non è possibile meravigliarsi delle “politiche suicide”, queste sono dovute principalmente al fatto che nell’epoca dell’alternanza, o “seconda repubblica”, non muore nessuno poiché si alternano a ingannare gli elettori. Il Sistema democratico contemporaneo si fonda sull’alternarsi nel ruolo di dominatori, questa è una delle cause che ha portato al trionfo della mediocrità. In questo scenario, che per essere buoni, definiamo mediocre, mi chiedo a cosa serve protestare “garbatamente” con la classe politica che amministra Acquaviva delle Fonti, restando all’interno della maggioranza?
CONFRONTARCI CON LA POLITICA
L’esperienza politica amministrativa fatta dalla Compagnia delle Arti ancora una volta prova che: il tentativo di tessere legami sistemici sul piano politico, inevitabilmente inciampa sulle peggiori abitudini degli apparati di partito che scientemente si poggiano sugli inganni e gli opportunismi abilmente diffusi, sostenuti e difesi. Un fatto incontrovertibile è che una parte fondamentale della società civile, per ragioni composite, e sempre più estranea alla politica contemporanea e che a questo gli apparati di partito e quelli politici rispondono con una crescente involuzione oligarchica e totalitaria, ciò li pone sempre più lontani e incontrollabili dalla popolazione, sempre più infeudati a caste della super-borghesia, e per dirla prosaicamente: sempre più tendenti a destra. Ovviamente questa tendenza non può più essere occultata, per cui i più “accorti” nel variegato panorama politico, tentano di analizzarla e risolverla come una semplice “crisi della politica” o della forma partito, e propongono semplici e inefficaci rimedi formali. Ritengo che il processo degenerativo della politica contemporanea, sia insito nella natura stessa della politica democratica moderna; ciò avviene in maniera più evidente nella politica – per alcuni tratti – disumana del berlusconismo e del leghismo, ma anche, come lenimento momentaneo o freno parziale dei tratti più perniciosi del sistema politico, nelle scelte politiche ad opera del “centro sinistra” e della sinistra così detta “antagonista”.
Per uscire dal tunnel e smetterla di avvitarsi sulla dialettica politica occorre cercare pazientemente delle nuove coordinate al fine di avviare e salvaguardare una discussione propositiva e costruttiva, innanzitutto provando a individuarne i tempi salienti e trovando un minimo di metodologia comune. A tale proposito occorrerà essere disponibili a prendere in esame le possibilità autentiche di un diverso processo autenticamente democratico e dal basso, così come occorre chiedere agli eventuali interlocutori di prendere in considerazione la possibilità che emerga la scelta di costruire un potere alternativo vertente sulla comunanza etica. La comunanza etica che propongo, presuppone la disponibilità a un’indagine costante e aperta verso qualsiasi prospettiva che vada nella direzione del bene comune, senza tralasciare di confrontarsi permanentemente con la disgregazione sociale in atto e il caos coscienziale che ne è causa ed effetto. In generale l’idea di comunanza etica si fonda su tre grandi norme: la piena partecipazione, l’amicizia o partecipazione parziale, la conoscenza e il dialogo; ciascuna di queste norme presuppone le altre e s’intreccia il più possibile nella distinzione tra le diverse scelte dei protagonisti.
Questa ipotesi di comunanza etica a mio avviso è il presupposto indispensabile e prioritario per avviare e rendere concrete le “varie iniziative di sostegno” a qualsiasi proposta di sviluppo sociale, economico e culturale per “Acquaviva delle Fonti migliore”. La discussione pubblica del prossimo 6 ottobre dovrà a mio avviso, partire da un’analisi puntuale e serrata su quattro punti fondamentali:
- La fase politica che stiamo attraversando;
- Le eventuali ipotesi di cambiamento che intravediamo;
- Le proposte di sviluppo possibile che avanziamo;
- L’eventuale forma organizzata che servirebbe per continuare un cammino scelto in comune.
Michele Natale
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