Venerdì 25 Maggio 2012
   
Text Size
banner-sondaggio

I 150 ANNI DELL'UNITA' D'ITALIA: CONSIDERAZIONI

d0fab11b7e1cd55cb613a5d540503f1015025839_320x150

 

SIAMO VINCOLI O SPARPAGLIATI?

(siamo uniti o divisi?)

 

Il 17 marzo 2011 si dovrebbero festeggiare i “150 anni dell’Unità d’Italia” per onorare e ricordare, con varie e colorite manifestazioni, l’eroica impresa dei nostri “Padri”, a cui dovremmo essere sempre tutti grati, che hanno lottato tenacemente ed ardentemente, con l’estremo sacrificio della propria vita, realizzando il sogno di tutti gli italiani e cioè l’Unità d’Italia, riunendo l’allora frammentato territorio diviso fra il potere borbonico, austroungarico, piemontese, papale ed altri poteri minori.

Oggi a 150 anni da quell’Unità il Presidente della Repubblica insieme al Governo italiano hanno stabilito di festeggiare, “SOLO” per quest’anno, questa sacra ricorrenza dichiarando il 17/3/2011 “Festa Nazionale”.

Una nobile iniziativa, che non viene però condivisa da alcune importanti personalità, perché tale festa danneggerebbe notevolmente la produzione e l’economia italiana, come hanno dichiarato la Presidente della Confindustria Emma Marcegaglia, il Presidente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni dell’Unità d’Italia Giuliano Amato ed un ministro della Repubblica Roberto Calderoli, un leghista del nord che ha sempre osteggiato, insieme al suo partito, l’Unità d’Italia, l’Inno Nazionale e la Bandiera Italiana.

Quale migliore momento, quello del 17/3/11, sarebbe invece più indicato come giornata, più giusta e più doverosa per fare festa insieme, per festeggiare in famiglia ed insieme a tutte le altre famiglie i 150 anni dell’Unità d’Italia? Quale valore e significato avrebbe il festeggiare, per solo alcuni minuti (forse li farebbero anche recuperare in seguito) singolarmente sul posto di lavoro, a scuola, quando a casa rimangono da soli tanti nostri cari? Il festeggiare l’Unità d’Italia vuol significare festeggiare anche l’Unità della Famiglia, su cui si fonda la nostra Repubblica. Possibile che oggi la vita di ciascuno essere umano debba essere regolata e condizionata solo dal fisso pensiero di guadagnare sempre più denaro e dal produrre sempre di più, lavorando dieci ed anche più ore al giorno, sottraendo tempo prezioso e spazio agli affetti familiari? Poss ibile che tutti stiamo diventando così aridi, insensibili, avidi e schiavi del denaro, del sesso, della droga e dei programmi televisivi, cosiddetti spazzatura, sempre più lesivi dei sentimenti di amore, di fedeltà, di patria, di amicizia e di fratellanza? Quale “Senso” può avere una vita senza valori umani? Io e la mia famiglia ci crediamo ancora nell’Unità d’Italia, ma gli altri? Una volta si parlava di conformare il lavoro all’uomo. Oggi si parla solo di schiavitù dell’uomo al lavoro. A proposito ma l’anno scorso non abbiamo lavorato cinque giorni in più essendo coincise alcune festività (25/4-1/5-15/8 e 25 e 26/12/10) con il sabato e la domenica, giornate che per la maggior parte degli italiani del pubblico e privato impiego sono giornate festive? Allora nessuno degli imprenditori si & egrave; ribellato per il lavoro in più. Non è che si stà meditando per il futuro, compiacenti le istituzioni, di sopprimere anche alcune sacre festività come il Natale, la Festa dei Lavoratori, la Festa della Liberazione e Ferragosto in nome del “dio denaro”, facendo gli interessi esclusivi di solo alcuni potenti avidi, calcolatori, ipocriti e cinici?

Meditiamo e cerchiamo di essere più obbiettivi, più giusti e più umani!

 

                                                                                                                          Carmelo GUIDO

Aggiungi commento

rispettando il regolamento http://regolamento.lavocedelpaese.it/

ULTIMI COMMENTI