Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa:
Il Sindaco Francesco Squicciarini si è dimesso, dopo appena quattordici mesi dal suo insediamento.
La sua nave amministrativa è finita sugli scogli. Il comandante ha la folle speranza di disincagliarla, ma l’operazione sarà impossibile perché le crepe che si sono prodotte ingurgitano acqua da tutte le parti.
E’ una fine annunciata per una avventura che era stata concepita e portata avanti attraverso l’assemblaggio innaturale di componenti politiche che nulla avevano in comune, né come storia, né come ispirazione ideale, e neppure come collante ideologico. Era un’accozzaglia che doveva servire unicamente a sconfiggere il grande nemico Pistilli, concepita in modo che il suo comandante non la caratterizzasse affatto con la sua personalità, o competenza, o prestigio e tanto meno carisma.
Ogni componente della Armata Brancaleone pensava di poter imporre agli altri la sua legge e le sue intimazioni. Totos Caballeros! Tutti comandanti, ed il comandante il servo di tutti.
Il PD di Acquaviva, nonostante Veltroni, non ha imparato nulla dalla infelice esperienza di Prodi, ma anzi l’ha peggiorata, con ingredienti se possibile ancora più eterogenei, preoccupandosi intanto di vincere comunque, e pensando di poter controllare la miscela esplosiva.
Ora sarà impossibile mettere insieme i cocci, i quali non desiderano unirsi, ma solo vincere gli uni contro gli altri il braccio di ferro di una lotta a prevalere e far prevalere i propri privati interessi, personali o di gruppuscoli di affari che sperano, perfino in questo tempo di vacche magre, di lucrare buoni affari con la leva amministrativa.
Questo era ben chiaro dall’inizio. Perché altrimenti l’Italia dei Valori ha preteso fin dall’inizio dei posti chiave anche a dispetto della scarsa consistenza del suo gruppo consiliare? Perché un apolide politico di Io Sud si è tanto agitato, pur non avendo proprio nulla da spartire con una giunta di Sinistra? Perché i professionisti della Compagnia delle Arti, pur mossi da nobili e impegnativi progetti, si sono accodati ad una spuria compagnia amministrativa, per avvertirne subito l’incompatibilità?
E il PD, nel suo fallace calcolo politico-amministrativo, pensava di subordinare al proprio dominio i piccoli satelliti e si è, invece, trovato dominato da essi e con esplosive ribellioni al proprio interno.
In questa commedia degli equivoci tutti hanno ragione e tutti hanno torto, perché il loro collante non era altro che l’equivoco. Ora viene la resa dei conti.
Come pensa Squicciarini di mettere insieme i cocci, che si sono intanto polverizzati? Dove non vige il collante ideale, dove non c’è ossequio al merito e alla competenza, perché non c’è neppure l’ombra di questi valori, non si può produrre una gerarchia di funzioni, non si può organizzare una strategia perché senza valori non è possibile una razionale organizzazione ma la peggiore anarchia.
Il Sindaco Squicciarini è finito, perché se anche risorgesse non potrebbe mettere indietro le lancette del tempo e guadagnare questi quattordici mesi perduti, che peseranno su qualsiasi altra formazione amministrativa con il loro carico fallimentare di incomprensioni, recriminazioni, contestazioni che si sono oramai incrostati sulla stiva della nave e impediranno di prendere il largo.
Chi aveva avanzato delle pretese non accetterà di apparire sconfitto. La seconda Giunta Amministrativa Squicciarini sarà inevitabilmente peggiore della prima, e sarà comunque una immangiabile minestra riscaldata. Se ora Squicciarini smette del tutto, potrà godere almeno dell’alone di una fine dignitosa: ma se si metterà e rimestare vecchie minestre sarà vomitato per sempre dall’intera Città.
Ci vuole, certamente, molta umiltà per ammettere di aver sbagliato progetto e strategia, ci vuole fermezza per resistere alle pressioni dei compagni, desiderosi di affari, di tornare ai posti di comando. Ma la Città assiste sfibrata e schifata a questo spettacolo e farà giustamente le sue vendette politiche alla prossima occasione: l’avvenire politico di un giovane rampollo della sinistra è stato rovinato dalla inconcludente furbizia dei suoi sostenitori.
E se pure avversario, mi dispiace per Squicciarini, ma soprattutto mi dispiace per Acquaviva, che vede bruciare speranze di futuro. Il PD avrebbe dovuto costruire intorno a Squicciarini una squadra solida e non raccogliticcia, rischiare di non vincere, ma non aspirare ad una vittoria fatua, spuria ed effimera, destinata ad una fine indecorosa, che getta disonore e fango politico sui suoi protagonisti.
E la gestione politica dissennata continua anche di fronte all’evento traumatico delle dimissioni, Il Sindaco Squicciarini non ha avuto la sensibilità di trarre subito e con dignità orgogliosa le conseguenze delle sue dimissioni ed ha invece protratto la mortificante commedia di un Sindaco che non è più Sindaco, che dimentica di aver dato le dimissioni e continua a presenziare il Consiglio, come se nulla fosse. Ed era proprio così: il Sindaco c’era anche prima, ma era sempre come se nulla fosse, come se non ci fosse. Allontanandosi, invece, avrebbe dato risalto con l’assenza al suo ruolo.
Ci auguriamo che il sole estivo sciolga i grumi di questa accozzaglia politica ed amministrativa, tenuta insieme da collanti grassi e nauseabondi. Speriamo che il sole degli ideali e dell’amore di patria bruci e purifichi le porcherie che si accumulano sulla vita politica e amministrativa di Acquaviva.
Ma la prima lezione da cogliere è che solo la virtù, come diceva Machiavelli, può almeno in parte addomesticare il destino. Ma dove la virtù è assente il destino fa inesorabilmente scempio.
Mettiamo tutti giudizio per il bene della nostra Città e per convincere i nostri figli a non scapparsene.
*FRANCESCO PISTILLI
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Commenti
Abbi almeno la decenza di sparire.