“Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti... “
Pare che questa frase l’abbia detta Sir Winston Churchill all’indomani della caduta del regime fascista in Italia, dipingendo il nostro popolo per quello che in realtà è: opportunista e voltagabbana nei momenti di necessità, mai autonomo nel pensare a come venir fuori da una empasse, sempre pronto a seguire la parvenza di un miglioramento della propria intimissima condizione, talvolta anche consapevole di inseguire un miraggio ma speranzoso di uscirne illeso e con qualche, seppure minimo, guadagno. Così sono gli Italiani, così anche gli acquavivesi.
Chiediamo venia se qualche suscettibile lettore si è inalberato nel leggere la nostra modestissima parafrasi del politichese di metà novecento, ma la frase si sposa bene, durante e dopo un penoso e ci si consenta di bassa lega, Consiglio Comunale. I punti all’ordine del giorno erano tanti, taluni importanti ed allo stesso tempo scottanti per certi versi. Scottanti perché probabilmente traghettavano i consiglieri comunali dal limbo degli allori alle vere problematiche irrisolte della nostra cittadina dove la maggioranza di governo cittadino aveva già, agli addetti ai lavori, bisbigliato disaccordo. Si guardi ad esempio l’atavica questione della zona 167.
Non si è nemmeno entrati nel merito dei punti “essenziali” che costituivano l’ordine del giorno che i colpi di scena si sono susseguiti non senza lasciare una traccia indelebile nella storia di questa amministrazione. La fuoriuscita di due elementi della maggioranza come l’Ing. Cassano della Compagnia delle Arti e del Cons. Borreggine dell’API possono sembrare fulmini a ciel sereno per i componenti della maggioranza, ma per chi il vento in faccia della politica lo assapora da anni erano più che prevedibili. La nouvelle politique che il Sindaco Squicciarini ha cercato di spiegarci e quasi inculcarci nella sua conferenza stampa si è infranta contro quella reale fatta di mostrine e luogotenenze, quella fatta dal peso degli eletti e dalla totale assenza degli assetti di partito, forse dalla ormai totale assenza, in questi bui anni di politica che stiamo vivendo, dei partiti militarizzati come anche la DC lo è stata a suo tempo. Di contro assistere alle scene da inquisizione consumate dai consiglieri di maggioranza nei confronti dei due autori delle altrettante defezioni è sembrato troppo pesante, se non addirittura fuori luogo. Nessuno esce da una maggioranza di governo se ha un minimo di spazio di manovra. Nessuno esce da un partito se non vede le sue ambizioni totalmente precluse da un muro di gomma che non ha bocca né orecchie. Nessuno aggredisce chi esce da una maggioranza a 13 per farla rimanere a 11 con la veemenza vista ieri sera, perché o non ha capito niente del momento che sta attraversando, o ha capito troppo.
Tuttavia la situazione non è così tragica come sembra, i margini di recupero ci sono, eccome se ci sono. Il nostro Sindaco aveva messo in conto una eventuale defaiance in itinere, tanto da tenersi il sesto assessore in tasca, serve solo sapere e capire quando, come e con chi giocare il Jolly; il recupero di un dodicesimo consigliere è un passo obbligato da parte di questa maggioranza e lo sappiamo tutti, il rimpasto della giunta comunale prima o poi si farà. Di sicuro questo paracadute manterrà in piedi questa amministrazione per un periodo di tempo che servirà ad approvare il bilancio di previsione prorogato dal governo nazionale al 30 giugno 2011, banco di prova non indifferente per qualsivoglia amministrazione.
Nessuno però si aspettava lo spettro del vecchio modo di fare la politica così presto e in maniera così maledettamente simile all’ultima caduta del governo cittadino. Di sicuro chi ha votato l’attuale compagine di governo cittadina rimane attonita al consumarsi di detta cronaca, se ha votato una certa discontinuità ha il diritto di vederla concretizzarsi nell’esclusivo interesse della collettività e non nell’allucinante ambizione del singolo uomo di essere l’undicesimo consigliere di maggioranza. Questo paese ha bisogno di un governo cittadino ad indirizzo politico e non di una gestione tecnica.
Tra un litigio e l’altro che si susseguiva tra i banchi del Consiglio Comunale molti della stampa ne hanno approfittato per cenare con un panino. Anche noi abbiamo fatto la stessa cosa e mentre pagavamo il nostro in una pizzeria del paese l’amico esercente mi chiedeva dove andassi così di fretta. Alla mia risposta egli mi ha salutato così: quando vai lassù digli a quei signori che Acquaviva ormai se ne è andata! Eccoti accontentato Paolo, gliel’ho detto.
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Commenti
ciao e buon lavoro.