Il nostro concittadino Prof. Nunzio Mastrorocco, che sta svolgendo in queste settimane un periodo di ricerca e di studio presso l’Università di Oxford (UK) quale Academic Visitor, ha potuto incontrare Gordon Brown durante una grandiosa “Lectio Magistralis” tenuta da quest’ultimo presso la prestigiosa Università britannica. Cosi’ Nunzio Mastrorocco racconta l’evento.
“Al di là del piacere personale per l’incontro intercorso con Gordon Brown, ritengo utile riportare – seppur molto brevemente - i punti salienti del dibattito in cui lo statista, già Primo Ministro del Regno Unito (2007-2010), Cancelliere dello Scacchiere Britannico (1997-2010) e Parlametare del Regno Unito in carica, ha affrontato l’attuale situazione socio-economica mondiale e la devastante crisi dei mercati che sta attanagliando l’intero pianeta.
E’ davvero complesso semplificare in poche righe i temi articolati, di notevole interesse e di grande rilevanza tracciati da Brown durante la sua ‘lecture’: il suo approccio verso i marcati ed ingiustificati squilibri economici, sociali e produttivi a livello planetario è stato funzionale al ruolo che lo ha visto tra gli otto grandi leaders del pianeta nel recente passato (ovvero, in un momento storico in cui il ‘crash’ è realmente esploso).
Brown arguisce che la recente crisi mondiale dell’economia ha inesorabilmente evidenziato le criticità di una globalizzazione sfrenata e senza regole precise; probabilmente, infatti, per la prima volta si è manifestato massicciamente il ‘lato oscuro’ della globalizzazione da molti tacciata (qualche anno fa!) come la panacea di tutti i mali.
Sebbene sia irrefutabile che le economie dei diversi Paesi del mondo siano sostanzialmente sempre più collegate e tra di loro fortemente interconesse, i Governi hanno fallito allorquando hanno mancato una reale, efficace ed efficiente azione di coordinamento tra di esse.
In sostanza, il fallimento intrinseco dei mercati globali non regolamentati ha comportato squilibri strutturali producendo tutti gli effetti devastanti che conosciamo. Sebbene le radici e le conseguenze della crisi siano globali, gli impatti che essa ha prodotto e che ancora produce sono evidentemente locali ed interessano tutti i livelli dell’economia e della società: dai grandi mercati finanziari alle piccole e singole economie familiari che certamente sono quelle più debilitate dalla patologica e contingente situazione.
Tuttavia, sosteneva Brown, una crescita lenta e progressiva con conseguente sostegno all’occupazione è possibile e praticabile ma tutti (ed a tutti i livelli) siamo chiamati ad un maggiore senso di responsabilità verso la ‘cosa pubblicà, verso la società civile, verso l’equità, verso la giustizia e verso le generazioni che verranno.
La sfida è perseguibile se si individuano delle comuni linee direttrici, ovvero, azioni sinergiche da parte di tutti i Paesi del mondo ed in prima linea quelli a sviluppo avanzato (Europa, Nord America, Giappone); in questo senso una grande responsabiltà (anche politica) è quella che i leaders mondiali hanno nei confronti non solo delle realtà che guidano ma del mondo intero.
Ancorchè si inizi ad intravedere una leggerissima ripresa, Brown è fermamente convinto che la crisi non è ancora finita; ed oggi occorre più che mai lavorare molto per evitare la continua perdita di posti di lavoro. Mai come in questo momento storico, infatti, si conta un numero sproporzionato di disoccupati in tutto il pianeta (oltre 200 milioni di unità) e di persone che vivono in estrema povertà (oltre un miliardo).
Notevole è la disinvoltura con cui alcuni colossi bancari hanno contribuito ed hanno indotto questa crisi; ora è tempo che l’intero sistema bancario si autoregolamenti con maggiore severità e più elevata austerità.
I mercati hanno bisogno di solidità e di certezze ma soprattutto di moralità, questo il messaggio dello statista; l'unico modo per garantire davvero che l'economia mondiale non viva di nuovo un’esperienza simile a quella in corso è legato alla costituzione di una ‘super-istituzione’ di banche che coordini e definisca adeguati piani di intervento destinati a favorire non solo la crescita globale ma un progressivo incremento dell’occupazione.
Si rende necessario un riequilibrio delle sostanziali differenze economiche tra i diversi Paesi del mondo. E’ auspicabile la cancellazione del debito per i Paesi in via di sviluppo e fortemente arretrati; ciò determinerà quel circolo virtuoso di progressiva crescita e di crescente occupazione con conseguente miglioramento del benessere e positivi effetti indotti per tutto il pianeta.
Sono stati numerosi gli ‘strumenti’ analizzati da Brown e sui quali occorrerebbe investire; ma esigenze editoriali consentono appena di enunciarli: ricerca, innovazione, tecnologia, trasparenza dei mercati, partecipazione diretta alla definizione delle regole del gioco, regolamentazione internazionale dei sistemi monetario, finaziario e fiscale.
In definitiva, i problemi ed i rischi di un’economia globale possono risolversi solo mediante soluzioni ed Istituzioni globali. Uscire dalla crisi è possibile e solo il sacrificio di ognuno permetterà il benessere di tutti”.

Nelle foto: Gordon Brown (già Primo Ministro del Regno Unito dal 2007 al 2010) e Nunzio Mastrorocco.
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