
“C’è un caldo afoso.” Non è il clima che si respira nella sala dell’Oratorio S. Domenico Savio per la presentazione del libro “L’uomo verrà” di Achille Signorile e Vittorio Leo. Con quelle parole è solo iniziata la serata, allietata dalla lettura di alcune parti del romanzo da parte del prof. Tommaso Procino. E continua con “Carmen è leggera e corre senza anni, senza peso e senza tempo. Corre tra i ricordi e i ricordi sono strade di una città nuova, mai vista, gli episodi sono case, palazzi, giardini.”
“L’uomo verrà”, opera uscita dalla penna attenta del compaesano Signorile. Un romanzo che è nato e si è sviluppato in trent’anni, da quando cioè lo zio di Achille, Vittorio Leo aveva buttato giù un canovaccio e ne fece partecipe il nipote, ma poi colpito da ictus e, in seguito scomparso nel 1986, lasciò in eredità non solo tutti i diritti sul testo, ma la volontà che questo venisse pubblicato. Ed è in questi ventiquattro anni che Signorile ha trovato il tempo e la voglia di esaudire il desiderio dello zio e di rivisitare, modificare, limare e modellare quegli appunti invecchiati dal tempo e dai ricordi.
Dopo un lungo peregrinare per le case editrici in cerca di pubblicazione, Achille Signorile presenta il testo alla sua comunità cittadina. Ed è proprio la sua comunità, come lui stesso dice, la protagonista della vicenda narrata. Una Puglia che va dal 1925 al 1946, un territorio immobilizzato da pregiudizi e grettezza, un paese (Fontesorgiva) in cui tutto rimane immutato, solo Lero, nipote del protagonista, è in continua evoluzione e il cambiamento è fonte di rinnovamento fino alle ultime pagine del libro.
Alla presentazione del volume è intervenuto il prof. Ferdinando Pappalardo che ha illustrato il romanzo attraverso un excursus di momenti storici, altri romanzi e autori. Ha sottolineato la bellezza di un libro scritto, in realtà, a quattro mani dove la sensibilità comune e una certa affinità di linguaggio e di sentimenti devono coesistere per far si che possa diventare una sola voce.
Un libro, come Pappalardo sottolinea, che mischia elementi diversi, che ha un sapore un po’ antico e un po’ nuovo, ma che, nonostante sia stato scritto nell’arco di molti anni, non è frammentato, anzi è omogeneo nel linguaggio e molto compatto nella narrazione. Un romanzo in cui sono assolutamente riconoscibili i luoghi ma che non utilizza dei personaggi-tipo, ma che si pone a metà tra una narrativa impegnata e realistica e una narrativa individuale, della tragedia personale.
È, come continua il Pappalardo, una saga di una famiglia e di una comunità che molto profuma di Malavoglia di Verga , un racconto che restituisce usanze, cultura e tradizioni.
Elogiando il co-autore, Pappalardo ha evidenziato la bravura dello scrittore che sa trarre ispirazione da opere già note e da classici della letteratura, dicendo “un libro è grande se richiama alla mente altre storie e stabilisce relazioni.
E in un piccolo mondo in cui sono tutti immobili e uguali a se stessi, il finale è il vero e proprio colpo di scena, un finale, con note ottimistiche, che sembra dissipare il clima plumbeo che sovrasta tutto il romanzo; ultime battute lasciate alle voce di Procino.
Alla serata hanno partecipato il sindaco Squicciarini, che ha evidenziato il piacere di leggere e di sfogliare le pagine del libro inebriandosi del profumo della carta e l’importanza di un testo che racconta della nostra terra e della nostra identità; e l’assessore regionale Introna che per amicizia e stima nei confronti di Achille Signorile ha ritenuto necessario testimoniare il compiacimento per il coraggio dimostrato nel riportare alla luce una fatica letteraria.
Sono intervenuto anche i Presidenti dell’Osservatorio Civico, dell’Università della Terza Età e del club Itinerari che hanno patrocinato l’evento sia per l’amicizia con l’autore, sia per valorizzare lo sforzo di un concittadino che ha ripreso e rimaneggiato un testo che riguarda la storia del paese e dell’identità.
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