

“Shoah e letteratura” è stato questo il tema scelto per la riflessione voluta dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Acquaviva per celebrare la Giornata della Memoria e ricordare il 27 gennaio del 1945, giorno in cui l' Armata Rossa entrò nel lager di Auschwitz e svelò all’intera umanità gli orrori perpetrati della Germania nazifascista.
L’incontro di grande spessore culturale ha visto la partecipazione di Valeria M. M. Traversi curatrice dell’antologia poetica, di Daniele Maria Pegorari, professore aggregato di Letteratura italiana contemporanea presso l’ Università di Bari, curatore della collana “Le ciliegie” della quale fa parte il libro e dell’assessore Francesca Pietroforte. L’evento è stato articolato in diversi momenti, il dibattito è stato inframmezzato dalla declamazione di alcune poesie da parte del prof. Tommaso Procino contenute nel volume “Farfalle di spine – Poesie sulla Shoah”, edito da Palomar alternate all’esecuzione di alcuni famosi brani musicali eseguiti dal “Trio d’Archi Verné” composto da Francesca Faleo –(violino), Sabrina Della Crociata (viola), Mariapia D’Attolico (violoncello).
Giovedì, venerdì e sabato mattina nella sala conferenze dell’Ala Nord di Palazzo De Mari è stato proiettato, inoltre, per i ragazzi di terza media il film “Jona che visse nella balena” di Roberto Faenza. “Sottolineare l’importanza della memoria collettiva- ha detto la Pietroforte- significa ricordare quello che è accaduto per far si che non si verifichi più”.

Durante la serata è stato posto l’accento sul rapporto tra memoria e la scrittura, la poesia sulla Shoah come primo atto di libertà di chi sopravvissuto ai lager ha sentito l’esigenza di raccontare quella terribile esperienza. “Meditate che questo è stato vi comando queste parole. Scolpitele nel vostro cuore” così scriveva Primo Levi in un componimento poetico che introduce il suo romanzo autobiografico ‘Se questo è un uomo’ (1947).
“A cosa serve la letteratura?” si è chiesto il prof. Pegorari. Se si trova il modo di lasciare una tenue traccia delle parole, che “sono quanto di più volatile, impalpabile ed evanescente possa esserci”, con la scrittura, la letteratura assume un potere enorme, trasmette significati, sentimenti, valori e attraversa i secoli. La parola scritta, “è carne e sangue della memoria di uomini e donne che hanno sofferto, dei salvati della Shoah”.
Numerosi sono stati gli spunti proposti durante la conversazione: da Primo Levi, definito dalla curatrice “mia stella polare”, dal cineasta francese Claude Lanzmann alla scrittrice polacca Wislawa Szymborska con “Campo di Fame presso Jaslo”, a Leopold Levin, a “La Farfalla” poesia scritta da Pavel Friedmann un bambino del ghetto di Terezin che suggerisce il titolo della raccolta, all’”Istruttoria del drammaturgo tedesco Peter Weiss ad Edith Bruck. Suggestiva è stata l’esecuzione dei brani musicali proposti da “La Vita è bella” a Schindler's List di John Williams a Revel.
“Farfalle di spine è il frutto di una ricerca non estemporanea - ha precisato la curatrice Traversi- una raccolta di poesie della Shoah e sulla Shoah. Il libro presenta una struttura tripartitica: la prima parte contiene le voci di chi ha fatto l' esperienza dei ghetti e dei lager che come Levi fa della testimonianza letteraria la sua missione; la seconda sezione raccoglie tre poeti tedeschi che sono scampati alla persecuzione nazista ma che hanno avuto la loro famiglia sterminata, si tratta di voci tra loro diverse, accomunate dal senso di colpa per essersi salvati; la terza parte con i poeti di tutte le parti del mondo che si sono soffermati su questo tema. La poesia dice dell’io parla con la voce della prima persona, il dato letterario non è falsificato. La Storia arrotonda i numeri annullando con la minaccia dell’oblio lo sterminio di massa di 6 milioni di persone, ‘chi salva una vita salva l’umanità’ dice un proverbio ebraico.
E’ necessario non rendere vane le esistenze dei tanti Primo Levi continuando a raccontare alle giovani generazioni ciò che è stato per insegnare il valore della memoria.
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