
Si è tenuta giovedì sera, presso l’ala nord di Palazzo de’ Mari, la presentazione del libro “Il deserto malva” di una delle più famose scrittrici francofone Nicole Brossard.
Ad aprire la serata l’assessore alla cultura Pietroforte che ha ringraziato il prof. D’Ambrosio per aver portato la scrittrice ad Acquaviva e per l’impegno profuso a favore della cultura del nostro paese.
Ha, subito dopo, presentato la scrittrice, “una delle più importanti autrici contemporanee che realizza alla perfezione il connubio tra forma e sostanza. Leggere un libro infatti, significa non solo apprezzarne la sintassi, l’uso delle figure retoriche, il lessico, ma anche soffermarsi sui temi, ed è proprio quello che succedo con Nicole Brossard, da decenni impegnata nel sociale, esponente della cultura femminista e raffinata pensatrice”.
All’intervento dell’assessore ha fatto seguito quello del prof. D’Ambrosio, docente di Letterature Francofone alla Facoltà di Lingue dell’Università di Bari, che ha subito ricambiato i ringraziamenti proprio in riferimento all’attività culturale che sta svolgendo l’assessore sul nostro territorio.
Non in ultimo ha ringraziato la casa editrice “WIP edizioni” che pubblica in italiano anche le opere dello scrittore tunisino-canadese Hédi Bouraoui, cittadino onorario di Acquaviva, perché danno la possibilità all’Italia di poter leggere opere della letteratura francofona che altrimenti non avremmo mai avuto la facoltà di conoscere.
È poi passato a un’analisi del romanzo sottolineando gli aspetti stilistici e gli abili artifici retorici.
Nel vivo del romanzo è entrata, invece, Elena Basile, traduttrice dell’opera, raccontando la trama del libro e la storia di deserto malva, che inizia con una citazione di Italo Calvino tratta da “Se una notte di inverno un viaggiatore”, romanzo che si colloca all’interno della letteratura post-moderna.
Nicole Brossard attraversa molteplici confini, quelli geografici, linguistici e mentali. “Un romanzo su più piani, che lavora sui sensi e sulla lingua, mettendo alla prova i corpi: le loro passioni e le loro paure, le loro violenze e la necessità di renderne testimonianza”.
L’autrice scrive un libro e poi traduce se stessa nella sua stessa lingua compiendo un esperimento di uscita da se stessa, una sorta di “mis en abim”, uno specchio entro cui il libro stesso si riflette: ogni esperienza presente si riflette nell'altra e il raccontare del racconto si riflette nel racconto medesimo.
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