Una Puglia dall’animo nero quella che è emersa dalla serata di premiazione di Nero di Puglia- Il Noir in tutte le gradazioni, concorso letterario nazionale organizzato dall'associazione culturale Urlo, con il patrocinio del Comune di Acquaviva delle Fonti e della Provincia di Bari. La serata di giovedì 8 settembre ha visto l’atrio del Palazzo Comunale tingersi di sfumature inquietanti nel corso della premiazione dei tre narratori finalisti, la bolognese vincitrice Maria Silvia Avanzato (al primo posto con "Il dito mignolo del diavolo"), il brindisino Cosimo Miccoli (al secondo posto con "Rossa come il sangue") e Dirce Scarpello (barese, al terzo posto con "Perdon, pietà").
Settanta gli scrittori che hanno inviato i loro elaborati da tutta Italia e dall’estero: un grande successo di partecipazioni che testimonia non solo l’ottima organizzazione di Valentino Colapinto e Sergio Carlucci, curatori dell’evento, ma anche il crescente interesse verso stili ed atmosfere che hanno il loro punto di forza nell’essere difficilmente riconducibili ad un preciso genere letterario. Nel corso della breve tavola rotonda, moderata dal giornalista Costantino Foschini e con i contributi di Ferdinando Pappalardo, Riccardo Falcetta, Salvatore Lattarulo e del presidente di giuria Omar di Monopoli, sono state sviscerate le caratteristiche di un genere che affonda le sue radici nella prima metà dell’800 ad opera di scrittori come Edgar Allan Poe e che ha il merito di sapersi evolvere continuamente grazie ai suoi strettissimi legami con il mistery, l’horror, l’attualità e la cronaca.
Una Puglia “noir” sembrerebbe quasi un ossimoro: il cliché del sole che splende sulla nostra regione, il Salento estivo della pizzica e della taranta, pare escludere a priori la possibilità di scrivere entro i labili confini di un genere spesso crudo e violento, che scardina il sistema enigma - indagine- happy ending e utilizza il crimine come catalizzatore di un’indagine in cui il limite tra Bene e Male non è poi così netto. L’atto di “spegnere questo sole”, sottolinea di Monopoli, può essere inteso come un esercizio letterario utile ad esorcizzare paure e ambiguità che invadono quotidianamente le nostre coscienze e le nostre vite: emerge dalla totalità di questi racconti pugliesi un forte contrasto tra tradizione e modernità, un contrasto visto molto spesso in chiave negativa. Non a caso il racconto vincitore utilizza proprio in negativo uno di questi cliché: protagonista è una donna ragazza-madre, pizzicata dalla taranta e uccisa dalla madre poiché il veleno del ragno (quasi un fluido magico della verità) le avrebbe permesso di rivelare l’incesto subito anni prima dal padre e dal quale era nato un figlio, il narratore della vicenda. Uno stereotipo in chiave noir, quindi: la tradizione solare della pizzica salentina, tanto spesso ridotta ad uno strumento di pura attrattiva turistica, acquista un tono diverso, sottilmente inquietante, capace di parlare di tabù che le convenzioni sociali devono invece tacere. Decisamente apprezzabile, sottolinea Colapinto, lo sforzo di ricerca linguistica dei tre finalisti: una lingua che si nutre di contaminazioni con il parlato, vicina alle espressioni dialettali e che in alcuni casi diviene lirica senza perdere di immediatezza.
A fine serata, un buffet di tradizione tutta acquavivese per i partecipanti all’evento: taralli al vino primitivo, cipolla al forno, ceci neri e ottimo vino primitivo per continuare la serata in noir.
I tre racconti vincitori saranno pubblicati a breve in un’antologia curata da una giovane casa editrice locale. Chissà che iniziative del genere, come il recente festival letterario A Testa in Sud, non riescano a smuovere qualcosa nel pantano dell’immobilismo culturale acquavivese. Si spera che le istituzioni locali siano capaci di guardare lontano e che capiscano l’importanza di non far scappare via il talento e l’inventiva di queste giovani menti acquavivesi.
Settanta gli scrittori che hanno inviato i loro elaborati da tutta Italia e dall’estero: un grande successo di partecipazioni che testimonia non solo l’ottima organizzazione di Valentino Colapinto e Sergio Carlucci, curatori dell’evento, ma anche il crescente interesse verso stili ed atmosfere che hanno il loro punto di forza nell’essere difficilmente riconducibili ad un preciso genere letterario. Nel corso della breve tavola rotonda, moderata dal giornalista Costantino Foschini e con i contributi di Ferdinando Pappalardo, Riccardo Falcetta, Salvatore Lattarulo e del presidente di giuria Omar di Monopoli, sono state sviscerate le caratteristiche di un genere che affonda le sue radici nella prima metà dell’800 ad opera di scrittori come Edgar Allan Poe e che ha il merito di sapersi evolvere continuamente grazie ai suoi strettissimi legami con il mistery, l’horror, l’attualità e la cronaca.
Una Puglia “noir” sembrerebbe quasi un ossimoro: il cliché del sole che splende sulla nostra regione, il Salento estivo della pizzica e della taranta, pare escludere a priori la possibilità di scrivere entro i labili confini di un genere spesso crudo e violento, che scardina il sistema enigma - indagine- happy ending e utilizza il crimine come catalizzatore di un’indagine in cui il limite tra Bene e Male non è poi così netto. L’atto di “spegnere questo sole”, sottolinea di Monopoli, può essere inteso come un esercizio letterario utile ad esorcizzare paure e ambiguità che invadono quotidianamente le nostre coscienze e le nostre vite: emerge dalla totalità di questi racconti pugliesi un forte contrasto tra tradizione e modernità, un contrasto visto molto spesso in chiave negativa. Non a caso il racconto vincitore utilizza proprio in negativo uno di questi cliché: protagonista è una donna ragazza-madre, pizzicata dalla taranta e uccisa dalla madre poiché il veleno del ragno (quasi un fluido magico della verità) le avrebbe permesso di rivelare l’incesto subito anni prima dal padre e dal quale era nato un figlio, il narratore della vicenda. Uno stereotipo in chiave noir, quindi: la tradizione solare della pizzica salentina, tanto spesso ridotta ad uno strumento di pura attrattiva turistica, acquista un tono diverso, sottilmente inquietante, capace di parlare di tabù che le convenzioni sociali devono invece tacere. Decisamente apprezzabile, sottolinea Colapinto, lo sforzo di ricerca linguistica dei tre finalisti: una lingua che si nutre di contaminazioni con il parlato, vicina alle espressioni dialettali e che in alcuni casi diviene lirica senza perdere di immediatezza.
A fine serata, un buffet di tradizione tutta acquavivese per i partecipanti all’evento: taralli al vino primitivo, cipolla al forno, ceci neri e ottimo vino primitivo per continuare la serata in noir.
I tre racconti vincitori saranno pubblicati a breve in un’antologia curata da una giovane casa editrice locale. Chissà che iniziative del genere, come il recente festival letterario A Testa in Sud, non riescano a smuovere qualcosa nel pantano dell’immobilismo culturale acquavivese. Si spera che le istituzioni locali siano capaci di guardare lontano e che capiscano l’importanza di non far scappare via il talento e l’inventiva di queste giovani menti acquavivesi.
Di seguito la ricca Fotogallery della Cerimonia di Premiazione realizzata da Isabella Giorgio:
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Bella festicciola ! L'unico neo era la banda che non si... - Borreggine (FLI): “Il Nos...
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