Il “Centro studi storico-economico Antonio Lucarelli” organizza una settimana di eventi dal titolo “1861 Prima & Dopo”.
La settimana sarà caratterizzata da una mostra permanente fotografica, documentale e mobili d’epoca curata dal Centro studi A. Lucarelli, e allestita in collaborazione con Antichità e Restauro di Carlo Giampietro e l’IISS Rosa Luxemburg di Acquaviva delle fonti.
La mostra vuole essere un viaggio nel passato attraverso l’arredamento d’epoca e documenti che fanno rivivere il 1800, sino a giungere agli “scatti” fotografici realizzati nei giorni nostri che rimandano a quel passato ormai da molti dimenticato.
Una mostra nella mostra quella organizzata dal 18 al 25 maggio, infatti l’associazione culturale RESTEX allestirà uno spazio espositivo dal titolo “Lo stato si organizza… La Prefettura e il processo di unificazione dello Stato Italiano” a cura dell’Archivio di Stato di Bari, e una mostra documentaria intitolata “Umorismo e Satira nelle collezioni baresi di giornali risorgimentali” a cura della Biblioteca nazionale di Bari.
Non è stato semplice portare ad Acquaviva queste due mostre, ma grazie al finanziamento dell’Associazione Culturale L’INCONTRO onlus e di Teorema S.p.A. si è riusciti a fare arrivare questo importante evento culturale nel nostro comune.
ORARI MOSTRA
INAUGURAZIONE 18 Maggio ore 20.00
Apertura mostra dal giorno 19 al giorno 25 Maggio
dalle ore 18.00 alle 22.00
Sabato 21 e Domenica 22 apertura
ore 10.00 – 13.00/ 18.00 – 22.00
20 Maggio ore 20.00
Presentazione alla cittadinanza del “Centro Studi storico-economico Antonio Lucarelli”
23 Maggio ore 10.30
Dibattito presso l’istituto IISS Rosa Luxemburg
M. SANTAMARIA - ricercatore di “Utopia socialista”
Prof. G. ESPOSITO ricercatore dell’IPSAIC - istituto Pugliese per la Storia dell’Antifascismo e dell’Italia Contemporanea
24 Maggio ore 19.00
FILM “E li chiamarono… BRIGANTI” Regia di Pasquale SQUITTERI a cura del Centro Studi storico-economico Antonio Lucarelli
25 Maggio ore 20.00
Chiusura mostra – Bilancio dell’iniziativa
Si ringrazia per la collaborazione all’allestimento della mostra: Carlo Giampietro, Vincenzo Alicò,
Associazione culturale L’INCONTRO onlus, scuola IISS Rosa Luxemburg.
LE MOTIVAZIONI DI QUESTO EVENTO
Le nazioni s’inventano ogni giorno i motivi della loro esistenza e del loro stare insieme. Questi motivi spesso nascono sul piano della violenza e della guerra. Anche l’impresa che condusse all’Unità d’Italia più che eroica fu una guerra contro il Sud. Il Risorgimento fu un’occasione di riscatto mancato per i meridionali, infatti, l’idea unitaria aveva radici profonde che iniziavano a germogliare dalla speranza di libertà, benessere e desiderio di divenire proprietari attraverso la divisione e distribuzione del latifondo. La guerra per realizzare l’Unità, però, non era condivisa dalla gente del Sud, infatti, essa si rivelò subito come guerra d’annessione condotta con spietata violenza attraverso massacri, brogli, corruzione e fame. A fare le spese di questa conquista territoriale furono soprattutto i contadini del Sud, i quali speravano che l’arrivo di Garibaldi significasse migliorare le proprie condizioni di vita, invece, persero anche quei pochi diritti che erano riusciti a strappare alla classe dirigente borbonica, che non perse tempo a riciclarsi e a riprendere nelle proprie mani il potere del nuovo Stato unitario. L’Unità d’Italia va vista, dunque, come guerra sporca, combattuta per dare risposte alle esigenze della massoneria internazionale, alla volontà degli inglesi di controllare il Mediterraneo, al bisogno di trovare le risorse per far fronte all’indebitamento piemontese dopo le guerre d’indipendenza, a quello di controllare e nel caso soffocare gli ideali di libertà che iniziavano a circolare fra la gente del Sud, almeno fra quella più colta.
“Abbiamo fatto l’Italia, ora occorre fare gli italiani”: in questa frase, insieme al famoso “obbedisco”, c’è lo spirito e l’intenzione della nascita dello Stato unitario d’Italia.
Dopo 150 anni riteniamo importante uscire dalle sterili cerimonie, per discutere di cosa intendevano per “fare gli italiani”: Garibaldi entrò a Napoli circondato da camorristi e, con la collaborazione di questi, costruì il suo potere dittatoriale; con un decreto si appropriò dei depositi delle banche del Regno delle Due Sicilie, inoltre, i prezzi presero ad aumentare senza freno, come pure le imposte. I contadini meridionali da quel momento identificarono l’idea di Unità come un inganno finalizzato a occupare, depredare e sfruttare le ricchezze naturali e umane del Sud.
E’ stato proprio il modo e gli strumenti usati per rendere concreto questo disegno “unitario” che hanno generato le tante storture dell’Italia di oggi, e dalla sua nascita che, per una parte della gente del Sud, lo Stato è stato sempre estraneo e ostile. Da questo punto vogliamo sviluppare una riflessione costruttiva che, partendo dalla critica di ciò che è avvenuto e delle risposte che si è tentato di dare agli avvenimenti, potremmo “inventare i motivi dello stare insieme”, a modo nostro, superando la logica dello Stato, liberandoci del mito dell’Italia unita e incamminandoci verso un “villaggio mondo” in cui nessuno è straniero. Per questo come Centro Studi “Antonio Lucarelli” organizziamo dal 18 al 25 maggio una mostra, con dibattiti e proiezione di film sul tema “1861 prima e dopo – Unità d’Italia fuori dal mito”.
CENTRO STUDI “ANTONIO LUCARELLI”
ACQUAVIVA DELLE FONTI
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