Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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"CASTELLI MEDIEVALI", NOTE SULL'INCONTRO

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Scindere razionalmente tra Storia, leggende ed immagine fuorviante della Storia, frutto di un’attualissima mercificazione della cultura: questo il nodo centrale delle parole di Raffaele Licinio, autore del libro “Castelli Medievali. Puglia e Basilicata: dai Normanni a Federico II e Carlo I d'Angiò", presentato il 2 Marzo presso l’ala nord di Palazzo de’ Mari. L’incontro, patrocinato dal Comune di Acquaviva delle Fonti e promosso dal Centro Studi Normanno Svevi dell’Università degli Studi di Bari e dall’associazione Novart di Acquaviva delle Fonti, ha visto la presentazione della nuova edizione di Castelli Medievali, riveduta ed ampliata con cartine di localizzazione geografica, una bibliografia aggiornata ed un saggio su Castel del Monte in appendice.

 

La pubblicazione ha conseguito numerosi premi regionali e nazionali  ma Licinio, professore ordinario di Storia medievale presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Bari e direttore del Centro di Studi Normanno-Svevi, ha sottolineato che il premio di maggior valore è l’adozione della sua opera come libro di testo nei corsi universitari. Un approccio pratico e diretto, quindi, che si riflette anche nelle parole con le quali affascina il numeroso pubblico in sala.

 

Dopo i saluti dell’Assessore Pietroforte (che, dato il tema, sottolinea l’opportuna location dell’incontro ed invita alla lettura dell’opera come una riflessione costruttiva sul nostro territorio), gli interventi di Pasquale Cordasco, docente di Diplomatica presso l’Università di Bari, e di Antonella Colaninno, presidente dell’associazione Novart, rievocano brevemente gli argomenti della pubblicazione: le verità storiche dell’incastellamento, fenomeno che ha visto la nascita di numerosissimi castelli sul territorio pugliese e lucano durante il Basso Medioevo, partendo dal periodo di crisi bizantina, attraversando la dominazione normanna e decontestualizzandosi sotto il Regno Angioino di Carlo I e Carlo II. L’incastellamento, sottolinea Colaninno, rappresenta un fenomeno di controllo del territorio, della popolazione e della produzione agricola che Licinio interpreta non solo in senso strettamente storico ma anche territoriale, con un’attenta analisi del ruolo strategico, di controllo del potere e di vera e propria gestione e governo della centralizzata società feudale.

La proiezione del filmato “L’epigrafe svelata” su Castel del Monte introduce le parole di Austacio Busto, archeologo medievista, che rievoca brevemente la storia di Palazzo de’ Mari e gli eventi legati all’ala Nord e che spiega lo strettissimo legame dell’archeologia con la storia, discipline complementari ed essenziali per una corretta e completa ricostruzione storica che, al di là dei dati puramente tecnici, riesca a rendere una visione più globale delle evento da studiare. Busto ribadisce la necessità di un rigorosissimo metodo scientifico nell’analisi storica, lontano da facili mercificazioni di fatti e storie che, seppur gradevoli, appartengono molto spesso al folklore ed alle leggende appartenenti alla tradizione locale.

 

In un proliferare di programmi televisivi e di pubblicazioni di dubbio valore storico, con l’attuale invasione di figure di Templari, misteri di vario genere, cavalieri e Graal superficialmente inseriti ad ogni occasione in totale sprezzo della capacità di raziocinio dei lettori o telespettatori, si sente la necessità di “recuperare la dimensione storica del rapporto con il passato, non quella fantastica”. Licinio intende “togliere la polvere” dell’ignoranza e della faciloneria scientifica su alcune questioni: il rapporto necessariamente dialettico, già anticipato dall’intervento di Busto, della Storia con le altre varie discipline tradizionalmente considerate sue “figlie” (quali l’archeologia, la numismatica e così via), che assumono invece un ruolo di enorme importanza nell’ottica multisciplinare e multilivello del corretto studio storico; la questione che il professore definisce come mutazione genetica della ricerca storica, avvenuta quando si passa dalla Storia all’immagine della Storia, falsata da miti, leggende ed inesattezze che spesso non sono frutto di semplice distrazione ma di un approccio scorretto alla base.

Il professore, con ironia e indiscutibile verve, rievoca alcuni casi emblematici di queste interpretazioni mistificate, tra le quali (caso emblematico) Castel del Monte, oggetto di “studi” pseudoscientifici che danno un’interpretazione magica ed esoterica di stampo ottocentesco e gotico  marginalizzando il contesto storico del fenomeno dell’incastellamento; oppure il Castello di Gioia del Colle, che ospiterebbe nientemeno che i seni di Biancalancia, ultima moglie di Federico II e madre di Manfredi, pietrificatesi nella parete di una delle torri del castello, o ancora il fantomatico incontro tra Federico II e S. Francesco.

Piacevoli ed affascinanti leggende: come tali dovrebbero essere definite senza che per questo perdano la loro attrattiva, archetipi medievali da contestualizzare nella realtà dell’epoca. Ecco che invece, si appassiona Licinio, vengono presentate come realtà, un insieme di informazioni massificate e velocissime tra le quali è difficile mantenere un minimo di rigore oggettivo e tra le quali vince spesso la voglia di un’informazione leggera, sciatta, che mercifica senza ritegno eventi storici per andare incontro ai gusti plastificati dell’utente e che spesso si riscontra anche in ambiti di divulgazione ufficiale.

Il tono della conversazione è piacevole e stimolante, la platea in sala è catturata dalla semplicità e dall’immediatezza delle parole del professore:  l’invito finale di Licinio è di recuperare la centralità della storia ed il valore della cultura, delle buone competenze e del merito contro le facili mistificazioni, errori, inesattezze ed ignoranza, i veri mostri causati dal sonno della Ragione.

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