Mercoledì 23 Maggio 2012
   
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MARISA DI BELLO, "LA BADESSA DI SAN GIULIANO"

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Un lavoro a metà strada tra interesse giornalistico ed invenzione letteraria, la storia di una donna e di un gruppo di donne scisse tra il loro ruolo (anti)sociale e la voglia di affermare la propria identità di esseri pensanti: questi gli aspetti che sono emersi dalla presentazione dell’opera di Marisa Di Bello, La badessa di San Giuliano, avvenuta giovedì 17 Febbraio presso l’ala nord del Comune di Acquaviva delle Fonti, in collaborazione con le associazioni Osservatorio Civico e Arci Urlo (evento a cura di Lia Luise, Marta Carelli e alla presenza dell’assessore alla cultura Pietroforte  e dell’assessore ai servizi sociali Carmela Capozzo).

 

Il primo romanzo della scrittrice lucana è la storia di una grande dicotomia, ancora oggi decisamente attuale: la storia di una donna, Lucrezia–Suor Crocifissa, divisa tra il suo ruolo ufficiale di intraprendente badessa del convento di San Giuliano e di donna innamorata del ricco proprietario terriero Pietro Forzano. Alla storia si intreccia a più piani la vicenda di un convento meridionale a rischio di chiusura per una serie di complesse vicende di potere. La base del romanzo è documentabile: un fitto carteggio ufficiale risalente al periodo tra 1808-1812, sul quale l’autrice innesta storie di vite reali, storie di donne che lottano e alzano la testa contro un potere ufficiale che tenta di zittirle come un gruppo sociale senza voce in capitolo e contro un potere più silenzioso ma altrettanto forte, quello di un patriarcato di usi e costumi che annulla la volontà di Lucrezia e la priva del diritto di vivere la propria vita e la propria passione amorosa.

 

Negli intervento dell’ass. Pietroforte e dell’ass. Capozzo riecheggia più volte la parola potere: è questo uno dei punti nodali maggiormente sviscerati nel corso della presentazione, un tema quanto mai attuale in questo momento storico e culturale che vede molto spesso ridursi il rapporto tra donne e potere in un contesto apparentemente più semplice, ma infido, tra potere e giovinezza-bellezza. La storia delle suore del convento e della loro badessa è la storia di una presa di coscienza, dell’esercizio di un pensiero critico e dell’arte della disobbedienza, come sottolineato dalla prof.ssa Luise: sono donne che non piegano il capo al potere della Curia in un contesto fortemente gerarchizzato ed omologante quale quello del convento, una ribellione paragonata a quella dell’Antigone di Sofocle.

L’autrice Marisa di Bello paragona il percorso di Lucrezia a quello delle donne del primo Novecento, che nel corso delle loro storiche lotte sono riuscite a prendere coscienza di se stesse, del diritto di aprirsi liberamente sia alla vita affettiva sia alla vita sociale in quanto esseri pensanti, sorrette dalla piena consapevolezza della propria dignità.

 

Un’opera prima a metà strada tra il romanzo storico, il gialli e la storia d’amore non solo nel senso più comune del termine del rapporto donna-uomo, ma anche nei confronti di Dio e soprattutto di amore verso se stesse: un cammino di apertura verso il mondo esterno al di là delle ristrette mura di un convento.

Commenti 

 
#1 Lia 2011-02-21 13:04
Grazie, una bellissima recensione. Il carteggio, però, risale al periodo 1908/1912. Ma è solo un refuso. Grazie di nuovo.
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