
“Se non ti racconti, non esisti”: questa la summa delle parole di Maurizio Maggiani. Lo scrittore, giornalista e narratore su più livelli del fantastico, della storia, della realtà è stato ospite nel pomeriggio del 15 Febbraio presso l’ala nord del Comune di Acquaviva delle Fonti, in un incontro dal titolo “Carne macinata per L’universo” (monologo sul Risorgimento) organizzato dall’Assessorato alla Cultura ed ospite d’onore del primo Incontro con l’Autore del 2011, organizzato in collaborazione con i Presìdi del libro e a cura di Maria Grazia Bonavoglia e Carlotta Susca, che ha visto la presentazione dell’ultima opera dello scrittore ligure, “Meccanica celeste”, edito da Feltrinelli (il tutto presso il Club 1799 in Piazza dei Martiri, sempre ad Acquaviva delle Fonti).

Maggiani, pluripremiatissimo scrittore e conduttore di un centinaio di puntate di “La storia siamo noi”, è un personaggio originale, ironico ed autoironico, apparentemente un po’ svagato se non fosse per l’assoluta precisione e pregnanza delle sue parole, che sanno rievocare con note emozionanti la sua vita, quella della gente della sua terra e quella dei grandi dell’Unità d’Italia, ma non solo.
Le parole di Maggiani nel suo monologo sul Rinascimento italiano, secondo la sua stessa definizione, sono una “supplica, una perorazione per non dimenticare, o anche per tornare a ricordare” tutti quei personaggi che si nascondono dietro una targa delle nostre piazze: chi fu Francesco Rubini, patriota mazziniano della vicinissima Ruvo quasi perso nella memoria locale, o quale fu l’infanzia e la formazione di Garibaldi, la sua storia personale, i suoi affetti e i suoi moti spirituali?
Lo scrittore riesce a dilatare all’infinito, in un dialogo diretto con se stesso e con gli ascoltatori, ciò che nei libri di storia si condensa in dieci o dodici pagine: è l’immagine quasi familiare di Mazzini, che, durante il suo esilio inglese, fu anche maestro di scuola domenicale per i “ragazzi dell’organetto”, analfabeti e orfani; è la storia di Antonietta de Pace, figlia del più ricco banchiere gallipolino, patriota femminile ante litteram che entrò a far parte della Giovine Italia e fondatrice, nel 1849, di un circolo femminile composto da donne di estrazione nobile o alto borghese, i cui parenti si trovavano nelle carceri borboniche; è la figura da “fricchettone” di Garibaldi e della sua impetuosa gioventù tra navi, impulsi rivoluzionari e moti che non furono solamente storici e politici, ma soprattutto spirituali. Maggiani rievoca con autentica passione la situazione storica rinascimentale, facendo parlare non solo gli eventi storici quanto le vite: una carrellata di nomi, mestieri, operai, studenti universitari che credettero fermamente in un ideale che oggi, tra luci ed ombre, sembra a volte solamente un pretesto retorico e celebrativo.

Cambia la location, dall’ala nord del Comune verso il Club 1799 per l’evento organizzato da Susca e Bonavoglia, ma il fil rouge delle narrazioni di Maggiani resta lo stesso: ancora storie di vite, di luoghi, usi e costumi rurali della terra nella quale vive, la Garfagnana, una terra a volte talmente isolata e diversa da reggersi su una “meccanica celeste” desueta, da cui il titolo del libro. Il suo è uno sguardo appassionato e vivo su personaggi che meritano di diventare indimenticabili, partendo dalle forti donne apue passando per i tecchiaioli, i lavoratori delle cave di marmo che rischiavano la vita nel duro lavoro di ripulire le vene di splendido marmo bianche delle montagne fino ai suoi familiari, la comunità matriarcale nella quale è cresciuto e dalla quale, egli sottolinea, ha preso il meglio della suo essere uomo. Maggiani ha uno sguardo trasognato, si sofferma canticchiando incantato sui video musicali di Gaber e De Andrè che riempiono l’atmosfera rilassata del Club: egli quasi svincola dalle domande rivoltegli per tornare ancora una volta, insistentemente, costantemente sulle sue narrazioni di vite e storie, rivolgendosi direttamente ai giovani in sala, esortandoli a narrarsi, a raccontarsi, poiché “se non ci si racconta non si esiste” afferma “e non si esiste neanche per se stessi, e questa non è una condizione umana possibile”.
Maggiani non parla semplicemente: egli scolpisce a suon di parole, canta in toni spontaneamente epici la storia e la sua gente, in un insieme di dettagli che si espandono all’infinito e traboccano di semplice e pura poesia.
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