“Cucinare è un atto d’amore”: queste le parole dello scrittore e poeta Vittorio Stagnani, ospite con l’attore Vito Signorile durante il terzo ed ultimo “Incontro con l’Autore” del 2010, proposto dall’ormai consolidato binomio Susca – Bonavoglia (in collaborazione con l’Associazione Cafè 1799 e i Prèsidi del Libro). La serata di Domenica 19 dicembre presso il Club 1799 in Piazza dei Martiri ad Acquaviva delle Fonti ha visto la presentazione del libro di Vittorio Stagnani, I racconti della pentola, (Progedit) e di Vito Signorile, Ce se mang iòsc? Madonn ce ccrosc, (Gelsorosso), accompagnati dagli editori Gino Dato (Progedit) e Carla Palone (Gelsorosso).
Vito Signorile, regista e attore barese, dopo la pubblicazione nel 2008 di un altro libro dal titolo decisamente esplicativo,“Ragù: alle radici del popolo barese”, ci propone con la consueta verve l’annoso problema delle nostre nonne (da lui definite “vere chef” della tradizione): cosa proporre giorno dopo giorno sulla tavola di esigenti mariti e figli, attingendo dalla cucina più tradizionale dei nostri territori. Una catalogazione di giornate e ricette tratte dalla cultura gastronomica orale, che non può non fare riferimento a ricetta tradizionali quali la classica tiella di riso patate e cozze, il famoso ragù con braciolette di cavallo (rigorosamente avvolte dal filo) e i panzerotti, celeberrimi ormai non solo in Puglia.
I versi della poetessa acquavivese Anita Piscazzi aprono il capitolo dedicato alla cipolla rossa d’Acquaviva nell’opera di Vittorio Stagnani, giornalista e d esperto di gastronomia, un itinerario tra avventure e disavventure culinarie e sette interviste immaginarie ad altrettanti grandi cuochi o gastronomi, da Apicio a Pellegrino Artusi. Ancora una volta, quindi, non un semplice ricettario ma la rievocazione ironica e scherzosa (ma non troppo) di momenti di esperienze culinarie che si arricchiscono di riferimenti a luoghi reali, una sorta di percorso gastronomico per gli amanti del bel mangiare.
Gli autori coinvolgono il pubblico con la divertente lettura di brani in italiano e dialetto, nei quali è facile identificarsi grazie alle situazioni quotidiane da essi descritte, dando voce al fulcro dell’arte della cucina, cioè la ritualità del piatto tradizionale da condividere con amici e parenti, il tutto condito da aneddoti saporiti tratti dalla quotidianità di chi si dedica ai fornelli tutti i giorni.
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