Clamorosi sviluppi nell’annosa questione “Salentino”.
Ad AcquavivaNet, infatti, risulta che l’Ufficio Tecnico Comunale di Acquaviva delle Fonti ha notificato un ordinanza di demolizione con ripristino degli stati in luogo al proprietario della “Chiesetta dei Salentini” trasfigurata in villetta con piscina. L’UTC ha verificato l’abusività delle costruzioni edilizie realizzate negli anni.
A quanto sembra però, non mancano solo i permessi edilizi, mancano soprattutto le autorizzazioni della Soprintendenza dei Beni Architettonici e Monumentali di Bari.
Infatti sin dal 1955 l’antico rudere aveva ricevuto vincolo diretto dalla Soprintendenza per “importante interesse storico-artistico, in quanto notevole testimonianza di architettura sacra dell’antico insediamento medievale di “Salentinum”. Inoltre a seguito degli scavi e ritrovamenti archeologici conseguiti dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia, la stessa ha posto sotto vincolo diretto l’intera zona interessata dai reperti archeologici ivi compresa l’area dove risiede l’antico rudere in questione.
Oltre all’ordinanza di demolizione è stata sporta regolare denuncia alla Procura della Repubblica di Bari per l’immane danno arrecato ad uno dei nostri più antichi simboli identitari-culturali.

Forse non molti, soprattutto le nuove generazioni, sapranno dell’esistenza di un importante zona archeologica sul territorio acquavivese. Sulla collinetta di Salentino, a circa tre chilometri da Acquaviva, esiste un insediamento antico risalente al IV-V secolo a.C. Già nel lontano 1976, un gruppo di appassionati, successivamente costituitisi in Gruppo di ricerche Storico - archeologiche presso l’assessorato alla Cultura del Comune di Acquaviva delle Fonti, iniziò le ricerche partendo da una chiesetta rurale diroccata in cui trovarono un antica tomba. Dopo il ritrovamento della tomba e la susseguente denuncia alla Soprintendenza Archeologica per la Puglia, sono state fatte un gran numero di osservazioni per delimitare l’area interessata, che risultò davvero vasta e ricca di reperti e testimonianze dei nostri antichi padri.
Gli esperti datarono e classificarono l’antica chiesetta di Santa Maria della Palma detta anche Santa Maria dei Salentini. Riportiamo qui un passo, che riguarda la Chiesa di Salentino, pubblicato nel Marzo 1978 nel periodico “L’Acquavivese” a firma del geologo Franco Chiarulli: “la chiesetta rurale conserva ancora tracce di affreschi risalenti ad epoca bizantina; inoltre dimostra di aver subito nel corso degli anni dei rimaneggiamenti; non si esclude che essa possa sorgere su una chiesetta paleocristiana; non si esclude che almeno in un periodo sia stata una grande chiesa. Infatti l’abside si trova attualmente su un lato (il lato est) e le arcate sul lato opposto sono state chiuse. La primitiva orientazione della chiesa era Est-Ovest, mentre quella attuale è orientata in direzione Nord-Sud con la facciata a Nord”.
Lo stile e le caratteristiche architettoniche di questa chiesetta sono riferibili a modelli romanico - gotici di epoca medievale e come scritto dal geologo Chiarulli, si pensa che sia stata costruita su un più antico edificio di culto.
È necessario precisare che l’antico rudere da tempi immemori non era più un luogo di culto per mancanza di dote e abbandono. Però, secondo la tradizione orale acquavivese tramandata dai nostri avi di generazione in generazione, nel giorno del Lunedì in Albis, gli acquavivesi si portavano nell’antica cappella per ascoltare la S. Messa fatta celebrare con l’elemosina del massaro e dei coloni proprietari delle terre circostanti. Dopo il sacro rito si rimaneva sul posto per trascorrere il resto della giornata nei pressi dei ruderi che un tempo avevano avuto la loro importanza come centro abitato e dove riposavano i loro e i nostri antenati. Nell’immaginario collettivo acquavivese da allora è rimasta l’espressione dialettale “sciem a fe saldin”, che sta proprio a testimoniare l’antica tradizione di trascorrere la pasquetta in quei luoghi.

Negli ultimi mesi la vicenda “Salentino” ha goduto di un importante clamore mediatico che ha portato con se parecchie polemiche, esternate dai cittadini acquavivesi sul web. Sono state sbattute le foto dello “scempio” compiuto ai danni dell’antico rudere, su un gruppo Facebook (dall’altisonante nome Acquaviva da Salvare), creato e voluto da un insigne archeologo acquavivese, Austacio Busto. Busto già nel 2008 aveva denunciato i fatti attraverso una conferenza pubblica ed un articolo su un periodico locale. Il dibattito ,esploso sulla pagina del popolare social network, ha portato alla ribalta una problematica cittadina trascurata da media e istituzioni. “Poi ci si chiede come mai il patrimonio storico-culturale del nostro paese non venga valorizzato”, si legge dai commenti e ancora “e mo vediamo se qualcuno si muove, per ristabilire la legalità, a cominciare da quì!!”. Una prima risposta, dopo anni di silenzio da parte delle nostre istituzioni, c’è stata. Meglio tardi che mai, direbbe qualcuno. Occorre registrare, però, un dato amaro e oggettivo. Quell’antica chiesetta con le sue testimonianze storiche e i suoi misteri sono stati letteralmente cancellati per sempre. All'identità e alla Storia di tutta la comunità acquavivese è stato inferto un ennesimo danno. Uno dei tanti!
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Difficlmente si potrà porre rimedio a questo scempio: la giurisprudenza e l'attività di un parlamento incline ai condoni ci hanno dimostrato che, in certi luoghi, il ripristino dello stato delle cose, ad onta di tutte le ordinanze e le denunce, diventa un sogno nel quale il grido degli appassionati si perde e, con esso, la cultura, la tradizione, la radice della nostra civiltà!