Due omicidi ben coordinati, “che denotano un attento studio delle vittime, il controllo del territorio e un commando di fuoco efferato e articolato”.
All’indomani degli omicidi di Michele Cipriano, 37 anni, affiliato all’omonimo clan di Bitonto, e di Luigi Cannone, 52, esponente del clan Stramaglia, freddato a Capurso, il procuratore capo, Antonio Laudati, entra nel merito, dicendo: “E’ una criminalità professionale”, spiega senza mezze misure. “Sapevano tutto delle vittime: orari, spostamenti e li hanno massacrati là dove non avevano vie d’uscita e dove sapevano che nessuno avrebbe parlato. Questo può significare solo due cose: hanno un totale controllo del territorio e sono ben organizzati. Di fronte ad aggressioni di questo tipo lo Stato deve essere capace di rispondere con efficienza e in tempi brevi”.
Lunedì i vertici del Servizio Centrale Operativo saranno a Bari per rafforzare il coordinamento dell'azione di contrasto alla criminalità.
“Dal 2004 ad oggi ci sono stati a Bari 112 omicidi e 792 tentati omicidi. Sono questi i dati allarmanti forniti dal procuratore nel corso della riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica convocata ieri pomeriggio al Viminale dal sottosegretario all’Interno Alfredo Mantovano.
Laudati, che coordina la Direzione distrettuale antimafia che ha competenza sulle province di Bari, Bat e Foggia, ha chiesto “la costituzione di gruppi investigativi dedicati in grado di lavorare a tempo pieno su un territorio dove – ha detto – allarmante è il numero delle scarcerazioni per decorrenza dei termini e dove i boss vengono consacrati dall’inefficienza dell’attività giudiziaria”. Il procuratore, che si è insediato a Bari nel settembre 2009, ha riferito che in questo periodo la procura ha aperto 70.000 fascicoli, chiesto 554 misure cautelari e 893 misure cautelari reali.
Parlando con i giornalisti, ha poi tracciato una geografia criminale del distretto, individuando i tre principali focolai: Foggia-Manfredonia, le periferie di Bari (Bitonto, Valenzano) e il Sud-barese (Gioia del Colle, Acquaviva delle Fonti), e mettendone in evidenza i mutamenti.
“Nel capoluogo si tende sempre più a spostare gli interessi economici, come il traffico di droga, nell’immediata provincia. La delocalizzazione dei traffici illeciti permette di lavorare nell’ombra, senza attirare l’attenzione degli investigatori. Così si è formata una sorta di quiete sociale nel centro cittadino. Come dire, nessuno vede, nessuno sente e quindi, apparentemente, la mafia non c’è. Non è così però – aggiunge il procuratore – perché se è vero che a Bari la situazione sembra più tranquilla, la delocalizzazione ha prodotto lo sviluppo di altre piazze, come Bitonto e Valenzano, dove è stato accertato l’incremento della criminalità organizzata e dei traffici di sostanze stupefacenti. L’ultimo focolaio criminale è nel Sud barese, tra Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle”.
La risposta della Procura e delle forze dell’ordine è stata immediata, “ma non basta”, per Laudati. Ha continuato dicendo “C’è una sproporzione tra i numeri criminali e i numeri della Procura. Abbiamo forze di polizia efficienti, ma la forza giudiziaria non riesce a stare dietro per il carente numero di pubblici ministeri.
Stesso problema è segnalato dall’Associazione Nazionale Magistrati, coordinata dal giudice Marco Guida, il quale afferma che, “in un contesto criminale locale senza precedenti, è necessario potenziare la struttura giudiziaria, con l’assegnazione, mediante ampliamento delle piante organiche, ora del tutto sottodimensionate, di nuovi giudici, pubblici ministeri e personale amministrativo”. Ma c’è dell’assurdo in questa vicenda, spiega Laudati che, “se per puro caso il Ministero dovesse accogliere la richiesta di incrementare i magistrati non saprei dove farli sedere. Il presupposto della struttura organizzativa, infatti, è rappresentato dall’edilizia”.
La Procura di Bari, come noto, è in una struttura illecita. Il contratto di locazione, che il Comune paga non può essere rinnovato, proprio perché la struttura è illecita.
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