
A fine anno, è la madre di tutte le domande.
Come guardare al “bene comune”?… Proviamo, ora, tutti, a riflettere e a rispondere a tale quesito.
Sappiamo bene che non è facile guardare al “bene comune”: visto che, come comuni cittadini, siamo tutti bravi a parlarne; come è altrettanto vero che se le cose non vanno bene, dal Comune fino ai palazzi più alti, è anche nostra la responsabilità.
Inutile dire che la nostra razionalità è la migliore cura ai nostri malanni sociali, e l’emozione della vecchia ideologia resta una malattia oggi da estirpare.
Cerchiamo, ora, di immaginare da dove si potrebbe ripartire: immaginiamo, nulla di più.
Una Polis Sostenibile, un laboratorio per la rivalorizzazione delle nostre risorse: un laboratorio che analizzi, attraverso un networking di volontari, quattro flussi quali i settori primario, secondario, terziario, e l’andamento del mercato locale del lavoro.
Un networking espressione di un costante forum cittadino costituito da associazioni, scuole, imprese, esercizi… Il tutto per far ripartire il concetto di produttività della Polis, come monito a un nuovo modo di fare politica partendo dal basso, a “chilometro zero”: attraverso una o due piattaforme civiche moderate e localiste, a destra come a sinistra, purché unite in valori comuni quali le idee sostenibili e sociali…
Ammettiamo candidamente che tutte queste sono e restano parole, ipotesi, vie percorribili, sogni. Utopie. Ma bisognerebbe cogliere da queste una morale ben precisa e più profonda: chi pretende oggi di vivere un mondo migliore o senza confini, sappia almeno partire da casa propria. E non partire, cambiare.
E vogliamo lanciare un monito ai giovani acquavivesi: se proprio volete credere nel bene comune, pensate senza bandiere. Non ripudiatele, ma sappiate porre fine al trittico “ideologia-emozione-grandi temi”, per lasciare spazio a “progettualità-razionalità-territorio”: pensate e non siate pensati. Sappiate privilegiare per primo il vostro punto di vista, i vostri veri problemi. Il vostro concetto di comunità venga sempre da voi inteso in senso dinamico: perché ogni società è soggetta a continui cambiamenti, purché resti sempre una società coesa. Purché resti sempre la vostra società. Ai lettori: un cortese invito a esprimere la propria opinione.
BUON 2012.
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Commenti
E’ questo straordinario processo che la politica vuole fermare con le guerre, con il terrore del nemico che avanza – l’immigrato nero e mussulmano, con la richiesta di sacrifici per la crisi economica e l’idea di salvare la nazione (unita o divisa pur che sia nazione). La politica va in tutt’altra direzione rispetto al bene comune, in una direzione opposta al bene. Il bene comune non può essere ricercato con gli strumenti della politica, con le liste e i voti, quello che abbiamo bisogno di cercare e trovare, prima di poterlo guardare, è il bene che sta nelle coscienze della nostra specie. Parlo di coscienza perché e di un nuovo processo di presa di coscienza che l’umanità ha bisogno, dobbiamo divenire consapevoli che tutto si può cambiare, iniziando da noi stessi e da chi ci sta intorno. I discorsi della politica, fino a poco fa dominanti, risuonano sordi e vacui, echi distorti, lontani e ormai privi di credibilità. L’immagine che i vertici del sistema democratico politico hanno voluto dare di se e del futuro non inganna quasi più nessuno, significa che un cambiamento è già in corso, dobbiamo capirlo e indirizzarlo verso il bene comune.
Buon lavoro e continuiamo a discuterne.
La priorità di questo confronto non può essere definita a priori: «una Polis Sostenibile, un laboratorio per la rivalorizzazion e delle nostre risorse …». Pur condividendo l’idea di un laboratorio – il richiamo alla Polis significa tentare di tenere insieme qualcosa che nasce dai conflitti, vive con i conflitti e ha bisogno dei conflitti per sopravvivere con l’esigenza di pace per il bene comune. E’ dalle città-stato, agli imperi dell’era di mezzo, dagli Stati moderni post rivoluzione francese, fino agli oramai decadenti Stati della contemporaneità che la storia si basa sui conflitti per il potere degli uni sugli altri, non certo per il bene comune. Il ricorso alle guerre degli ultimi anni e il predisporsi per una “guerra permanente” sono la conseguenza di questa logica di fondo.