In collaborazione con il Centro Tecnologico per L’iniziativa di terrà a Bari presso l’Hotel Villa Romanazzi Carducci (Estramurale Capruzzi) il giorno 7 luglio a partire dalle ore 15.00.
Saranno affrontate, dalle diverse esperienze che il settore ha maturato sul territorio, le tematiche afferenti le RINNOVABILI all’indomani soprattutto del decisivo esito referendario del 12 e 13 giugno in cui è stata messa da parte per il prossimo avvenire la costruzione di centrali nucleari in Italia (in Puglia se ne prevedeva di realizzarne una) e alla luce degli effetti che ha determinato l’applicazione della normativa contenuta nel recentissimo e disastroso decreto del ministro Romani.
Il governo centrale, a marzo scorso, attraverso la emanazione del suddetto dispositivo legislativo ha “STACCATO
Il popolo dei votanti il referendum ha spiegato al Paese e al Governo che gli impianti di produzione di energia derivata da fonti “rinnovabili” rappresentano il percorso da continuare a perseguire e consolidare.
La frenata che abbiamo registrato con il Decreto “Romani (il cosiddetto IV CONTO ENERGIA) “ ha prodotto seri problemi alla vitalità delle imprese che si sono ritrovate nel bel mezzo di un guado senza sapere dove andare, cosa fare e come fare soprattutto con le risorse finanziarie che improvvisamente il sistema bancario ha sottratto al settore. Così, di punto in bianco.
In Puglia, in questa nostra provincia, i problemi che si sono determinati sono seri.
Non si può continuare con questo andare senza senso e prospettive. Il pericolo è che si consolidino le tensioni esistenti e si ricacci indietro il sacrificio di anni di investimenti delle imprese sul versante della innovazione, degli investimenti qualificanti e sull’occupazione.
L’intento è ora di come ricostruire un quadro di certezze per ridar respiro alle imprese, agli investimenti e alle strategie di consolidamento delle politiche energetiche in puglia.
Vi sono ancora corpose resistenze di carattere, sia procedurali che di orientamenti, da parte di numerose amministrazioni comunali, che di fatto sottovalutano la decisiva rilevanza di alcune questioni introdotte da recenti norme regionali, che se adottate si conseguirebbe il vantaggio di determinare nuovi investimenti, qualificare l’ambiente nel rispetto dei contesti paesaggistici e urbanistici, incrementare l’occupazione e consolidare economie di mercati territoriali.
Su queste questioni intendiamo aprire la discussione.
La parola deve essere ridata a tutti. Ognuno nella sua responsabilità deve essere posto nella condizione di poter raccontare la sua esperienza raccordata con quella degli altri.
E
L’energia, la produzione di energia attraverso sistemi rinnovabili, è patrimonio di tutti.
Non è questione di distretti : la dimensione delle problematiche è ormai così tanto assortito che occorre ben altro del salotto buono di un distretto.
Apriamo alle nuove esperienze e alle nuove intenzioni.
Questo è il senso di questa iniziativa.

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Commenti
"il problema della innovazione non è interamente prestabilito. Gli uomini di affari investono in ricerca e sviluppo in tecnologie con qualche speranza di guadagno e per questa ragione buona parte sforzi sulle energie rinnovabili non sono attraenti agli occhi degli investitori di capitali. La ricerca in questo campo potrebbe essere rallentata senza qualche incentivo governativo a spingerlo lungo la via. Tuttavia, come l'economista Robert Michaels evidenzia, la maggioranza dei sussidi coinvolti nella energia verde giungono al versante commerciale, non alla ricerca. Il governo sta cercando di scegliere i vincitori e i perdenti con le attuali tecnologie. (...) Facendo così sta ostacolando, o quantomeno disincentivando il normale processo innovativo che potrebbe sbloccare la vera rivoluzione nelle tecnologie verdi."
http://tinyurl.com/4o9jmeg/
La realtà è che il vecchio modello degli incentivi aveva già individuato in una serie di tecnologie (fotovoltaico ed eolico) le soluzioni al problema energetico, fino a spingere la gente a crederci con fermezza. Il risultato referendario ne è la prova. Gli incentivi servono a creare le economie di scala capaci di abbassarne i prezzi e permetterne la diffusione di massa (incentivo al versante commerciale). Invece queste tecnologie non sono né saranno mai la soluzione ai nostri problemi energetici, né una vera alternativa al bisogno di costruire centrali nucleari, o in alternativa centrali a carbone o gas. Per questo bisognerebbe forse legare l'incentivo al raggiungimento di taluni requisiti tecnici ottenibili solo con un serio lavoro di ricerca e sviluppo. I primi obiettivi dovrebbero essere la programmabilità della erogazione della energia da fonte rinnovabile e il raggiungimento di un numero di cosiddette "ore equivalenti" più elevato possibile.