Continua l’intricata faccenda che vede i dipendenti del centro di riabilitazione Pierantonio Frangi in attesa, tra la cassa integrazione in deroga e i licenziamenti.
I problemi, oltre che per la struttura alle prese con tagli notevoli al tetto si spesa e quindi ai posti letto, ora riguardano anche il servizio terapie domiciliari.
Con il regolamento n.14 del 4 novembre 2010 la Regione Puglia sta tentando di rivedere il modello preesistente con scarsissimi risultati.
Infatti, fino allo scorso anno il paziente, che necessitava del trattamento domiciliare, sotto consiglio dello specialista, si recava dal medico curante, si faceva prescrivere il trattamento e si rivolgeva ad un ente preposto accreditato (tipo l’Elia Domus s.r.l, società che gestisce il centro Pierantonio Frangi di Acquaviva) che mandava il terapista (fisioterapista, logopedista, assistente sociale, ecc..) a casa del paziente per i trattamenti richiesti.
Ora invece, con questo regolamento, si sta tentando di deospedalizzare ed incrementare l’attività di natura domiciliare, sia per frenare la spesa dei ricoveri, sia per garantire al paziente di avere una dignitosa assistenza nell’ambito del proprio domicilio, sostenuti anche psicologicamente dalla famiglia. Queste premesse sono di tutto rispetto, peccato che la vera e propria applicazione fa acqua da tutte le parti.
In questo regolamento vi è una chiara limitazione alla libera scelta del cittadino inibito a poter ottenere le cure dall’ente prescelto, le pastoie burocratiche, la lentezza amministrativa nel rincorrere le prescrizioni.
Infatti, l’iter che il paziente deve seguire è, ora, a dir poco arzigogolato e lunghissimo.
Il medico di base in nome e per conto del suo assistito dovrà far pervenire al distretto socio-sanitario di appartenenza l’autorizzazione al trattamento, il quale, una volta ricevuta la richiesta del medico di famiglia, deve organizzare la visita del fisiatra e/o neurologo della ASL ed eventualmente autorizzare il prosieguo dei trattamenti a uno degli enti accreditati.
Tutto questo impedisce la continuità delle prestazioni al paziente con il rischio, ormai diffuso, che gli stessi possano vedere interrotto il proprio trattamento con nocumento della propria salute. È, infatti, notizia di questi giorni, l’interruzione di alcuni trattamenti a pazienti affetti da sclerosi multipla e da distrofia muscolare per colpa delle ASL troppo lente o dei pazienti che non hanno parenti che possano passare le giornate nelle ASL per vedersi autorizzare i trattamenti.
Il numero esiguo di medici e terapisti nel settore pubblico produce lentezza e ritardi ingiustificabili e intollerabili, giocando sulla pelle degli assisiti. Inoltre, questo tipo di meccanismo deve essere ripetuto dal paziente mensilmente perché le ASL autorizzano non più di 24 trattamenti continuativi rinnovabili.
Ma la cornice che si mette intorno a questo “bel” quadretto è che il regolamento regionale si presta a varie interpretazioni da parte dei Direttori di Distretto ASL con tutte le conseguenze del caso.
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