Il 25 Febbraio scorso alcuni media locali davano notizia del “via libera, dal Tribunale di Bari, al trasferimento negli immobili dismessi dell'ex Ospedale Miulli in via Maselli Campagna, della Sezione Distaccata del Tribunale di Bari (attualmente ubicata in Piazza di Vagno, 20), nonché dell'Ufficio del Giudice di Pace (attualmente collocato presso il Palazzo de Mari). Sembrerebbe dunque essersi profilata la risoluzione della controversa questione dell’riutilizzo degli ex immobili dell’ Ospedale Miulli che non poche polemiche in questi ultimi anni aveva suscitato.
Quella del Miulli è una controversia al centro di longevi dibattiti che hanno visto nel corso di circa due secoli divergenze tra istituzioni civili e istituzioni religiose. Acquavivanet pertanto in questi giorni cercherà di ripercorrere in modo chiaro e schematico l’intera cronistoria degli eventi che hanno coinvolto, quella che alcuni concittadini amano chiamare la “Fiat di Acquaviva”.
L’esistenza di un ospedale ad Acquaviva delle Fonti risale già all’anno 1158 all’epoca nato come “Ospedale dei Soldati” ma aperto anche alla popolazione civile. Nell’anno 1546 con l’intervento del canonico Molignani, modificò il suo nome in “Ospedale dei pellegrini e dei poveri del paese”.
Nel 1712, a seguito della donazione da parte dell’Avv. Francesco Miulli del suo intero patrimonio immobile, l’ospedale prese in suo onore il suo nome.
L’illustre benefattore del nostro paese nel suo atto di ultima volontà cosi scriveva: “istituisco mio erede universale e particolare l’Ospedale di Acquaviva seu li poveri infermi.. […] lascio Governatore dell’Ospedale il sig. Arciprete di Acquaviva...che chiamo per mio erede di nudo nome acciò possa adire la mia eredità in nome dei poveri, senza che ne abbia da dedurre falcidia o porzione alcuna..[…] e se detto Arciprtete non volesse adire la mia eredità chiamo in suo luogo per erede di nudo nome il Sindaco di Acquaviva.. similmente voglio che il governo dell’Ospedale si devolva all’Università (cittadinanza acquavivese)”.
Questo il testamento che istituì nel 1713, la Fondazione del Pio Istituto. Il primo diverbio tra Comune di Acquaviva e Governatore del Miulli si ebbe nel 1752. Una sentenza del Cappellano Maggiore del Re Carlo di Borbone di Napoli, dello stesso anno, dirimeva cosi la disputa tra i due contendenti: “il governo dell’Ospedale tocca all’Arciprete, ma il Comune ha il diritto di eleggere un Deputato che possa intervenire nel controllo dei conti dei procuratori”.
In un contesto politico mutato dall’ appena conclusosi processo di unificazione nazionale, la legge del 3 Agosto 1862 riqualificava poi la Fondazione Pia in “Opera Pia”. L’articolo 1 di suddetta legge cosi recitava: “sono Opere Pie soggette alle disposizioni della presente legge qualsiasi ente morale avente per fine di soccorrere alle classi tanto in stato di sanità che di malattia”.
Poi la legge n.6972 del 17 Luglio 1890 qualificava l’Opera Pia come un IPAB (istituzione pubblica di assistenza e beneficenza). Richiamando la suddetta legge del 1890, nel 1896 tramite approvazione con Decreto Reale di Umberto I, l’Ospedale si dotava cosi di un proprio Statuto Organico (tuttora in vigore) adottato mediante cooperazione tra Opera Pia, Comune di Acquaviva e Giunta Provinciale di Bari. L’articolo 1 dello Statuto cosi recita: L’Ospedale Civile di Acquaviva delle Fonti, dotato dal ricco patrimonio dell’avv. Miulli nel 1712, è destinato alla cura gratuita dei poveri acquavivesi o forestieri”. E ribadendo le volontà ultime del testatore “l’Amministrazione del pio Istituto dalle stesse Tavole di Fondazione viene affidata col titolo di Governatore all’Arciprete pro tempore ovvero al Sindaco della Città, alternandosi tra loro nei casi di mancato adempimento”.
Una storica sentenza del Consiglio di Stato V Sezione del 1917 tenne a precisare “non è consentito all’amministrazione di procedere alla classificazione di un IPAB per attribuirgli un altro stato giuridico. Dunque stando a questa sentenza l’Ospedale Miulli non sarebbe potuto passare da Opera Pia (che ha personalità giuridica pubblica) ad Ente Ecclesiastico (persona giuridica privata).
Percorreremo nei prossimi giorni ulteriori e importanti avvenimenti che serviranno a far luce su alcuni aspetti ambigui di questo intricato “affaire” giuridico.
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